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LA VIRGILIO: "BASTA RUOLI ALLA PATRIZIA.
SO ANCHE ESSERE UN KILLER"

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LA VIRGILIO: "BASTA RUOLI ALLA PATRIZIA.
SO ANCHE ESSERE UN KILLER"

ROMA - Daniela Virgilio, il ruolo di Patrizia, la prostituta di «Romanzo Criminale», le ha dato notorietà: pesa?
«All’inizio sì perché mi offrivano solo ruoli di quel tipo, molto sexy. Ho rifiutato tutto e ho cercato di essere chiara: volevo fare altro. Alla fine ci sono riuscita. Al cinema ho interpretato la killer, la lesbica, la precaria».
Con le pupe ha chiuso?
«Oggi mi sentirei pronta per riaffrontare la sfida. Ora che le escort sono diventati personaggi così attuali, avrei una bella casistica cui ispirarmi senza paura di rifare Patrizia».
Nella vita si sente pupa o è una donna che comanda?
«In amore ero abituata a comandare, poi ho conosciuto il mio compagno: è del leone e mi tiene testa».
In «Workers», al cinema da domani, si parla di precariato: gli attori soffrono la crisi?
«Non timbriamo il cartellino e abbiamo tante facilitazioni, ma siamo precari come gli altri. La crisi la sentiamo anche noi: mio padre, tanto per fare un esempio, è un esodato e per qualche anno non avrà diritto né alla pensione, né allo stipendio».
Oggi che sacrifici è disposta a fare per il lavoro?
«Contemplare il piano B: se non riesco a ottenere esattamente quel che voglio, posso accettare un ripiego. Per dire: oggi direi di no a soap opera e reality, domani chissà».
Sta dicendo di no a molte cose, adesso?
«Sto dicendo di no alla tv perché in questo momento ho dei provini importanti per il cinema».
Un sacrificio inaccettabile?
«Raccomandazioni e scorciatoie di genere sessuale. Alle donne di spettacolo capita di avere a che fare con simili proposte: non accetterei mai e poi mai».
Mai pensato di lavorare all’estero?
«Ho fatto un pensiero sulla Germania: il mese scorso abbiamo presentato a Monaco la seconda serie di Romanzo Criminale e ho scoperto di avere tantissimi fan. Poi però mi scatta un moto di orgoglio: se i bei film si possono fare anche in Italia, perché scappare all’estero?».
I bei film si possono fare anche in Italia?
«Sì, basta non impigrirsi. Il problema è che da noi non si investe sul nuovo, non si rischia: si va a filoni. Prima le serie sui carabinieri. Poi quelle sui dottori. Poi le bande: la Magliana, Vallanzasca… l’arte dovrebbe provocarlo il paese, non assecondarlo».
Un ruolo per cui farebbe follie?
«Qualsiasi ruolo femminile scritto con la stessa cura con cui vengono scritti quelli maschili». .

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