Addio a George Romero, il ricordo dell'autore di Dylan Dog
di Roberto Recchioni

Addio a George Romero, il ricordo dell'autore di Dylan Dog

Bram Stoker. Mary Shelly. H. G. Wells. George Romero. Se vi sembra strano vedere il nome del regista scomparso ieri messo accanto a quello di alcuni mostri sacri della letteratura della fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, vuole dire che non conoscere bene la sua filmografia e l’importanza che essa ha ricoperto e ricopre nel nostro immaginario collettivo.

Perché se Stoker ha dato al mondo la figura del Conte Dracula, codificando nel contempo il concetto di vampiro, se Shelley ha saputo partorire l'archetipo del moderno prometeo, e se Wells ci ha regalato incubi a base di viaggi nel tempo, invasioni aliene e uomini invisibili, Romero ci ha dato il solo mostro capace di incarnare il tempo presente: lo zombie.
Certo, i morti viventi non sono un'invenzione del regista quanto, piuttosto, un mito legato alla cultura del vudù, ma il singolo cadavere schiavo del Baron Samedi di turno ha poco a che spartire con le deambulanti masse putrescenti immaginate da Romero prima nel seminale La Notte dei Morti Viventi, e poi nell'altrettanto fondante Dawn of the Dead (arrivato in Europa con il titolo di Zombi, nello splendido rimontaggio di Dario Argento). Romero ha la splendida intuizione di rendere la figura morto che cammina in veicolo metaforico di straordinaria efficacia sociale.

Se nella Notte dei Morti Viventi gli zombie rappresentano le tensioni razziali che in quegli anni (il 1968) scuotevano gli Stati Uniti, in Dawn of the Dead diventano il simbolo del consumismo dilagante (siamo nel 1978), in Day of the Dead (1985) si fanno portatori di una spietata critica al governo di Ronald Reagan, e in Land of the Dead (2005) forniscono lo spunto per una acuta riflessione sul terrorismo e il problema della masse migranti nel mondo post-11 settembre. Meno rilevanti i due titoli successivi, sempre legati ai suoi zombi (Diary of the Dead del 2008 e Survival of the Dead del 2009), opere alimentari realizzate dal regista per venire incontro alle richieste di un mercato che continuava a chiedergli solo nuovi film a base di non-morti, disinteressandosi del resto della sua produzione e delle sue idee.

Del resto, difficile dare torto a pubblico e produttori: nessuno meglio di un padre conosce i propri figli. Purtroppo, da ieri, la patetica e decomposta progenie del regista è diventata orfana e d'ora in poi verrà cresciuta solo da quella schiera di genitori putativi che negli ultimi anni ha cercato di appropriarsi del mito romeriano e di renderlo un prodotto di puro intrattenimento, incapace di mordere dove fa male. Come recitava quella frase? Quando all'inferno non c'è più posto, le serie televisive camminano sulla terra.
Martedì 18 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 08:49
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