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Altro che dieta mediterranea, l'Italia mangia male. Boom per l'obesità giovanile

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Altro che dieta mediterranea, l'Italia mangia male. Boom per l'obesità giovanile

Venerdì 2 Dicembre 2016, 10:19

di Elisa Straini
C'era una volta la dieta mediterranea. O quasi. Il modello di alimentazione sano ed equilibrato, vanto della tavola del nostro Paese, sembra infatti messo in crisi fra i più giovani da merendine e junk food. Cresce così l'obesità infantile tanto che siamo al secondo posto per performance negativa sui venticinque Paesi analizzati dal Food Sustainability Index (FSI) quanto proprio a sovrappeso nella fascia d'età tra i due e i diciotto anni. E ci piazziamo al terzo per ipernutrizione.  L'indice voluto dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition e realizzato con The Economist intelligence Unit (centro di ricerca del Gruppo The Economist) analizza l'alimentazione a livello globale, non tanto in termini di gusto quanto piuttosto dal punto di vista del valore complessivo che essa rappresenta. E per farlo utilizza cinquantotto diversi parametri in tre diversi ambiti di ricerca: agricoltura sostenibile, sifde nutrizionali e spreco di cibo. Ieri la presentazione al Forum Barilla, all'Università Bocconi di Milano dal titolo Mangiare meglio.  Se obesità infantile e eccessiva alimentazione rappresentano quindi problemi da affrontare, l'Italia si difende però per agricoltura sostenibile - migliore Paese europeo sul tema di emissione di gas serra nel comparto - e per contrasto di spreco di cibo, sul quale è tra le realtà più attive, come dimostra anche la legge dello scorso agosto.  Aspetti questi che, assieme agli altri analizzati, ci fanno conquistare il sesto posto nella classifica complessiva. Sul podio dei Paesi più virtuosi salgono la Francia, che fa valere ad esempio politiche di incentivazione di diete salutari, con iniziative come la tassazione di bevande zuccherate, il Giappone e il Canada. In fondo alla classifica invece, si piazzano India, Arabia Saudita ed Egitto, con l'India che oltre a una gestione non sostenibile delle risorse idriche, detiene anche il triste primato della più alta percentuale di denutrizione nei bambini sotto i cinque anni.

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