Trascinata in metropolitana  nuove accuse al macchinista

Trascinata in metropolitana nuove accuse al macchinista

Davide M. Ruffolo
Non solo l'accusa di lesioni personali ma, da oggi, anche quella di violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro per infortuni causati a terzi. Una nuova imputazione che complica la posizione del macchinista della metro, quest'ultimo ritenuto responsabile dell'incidente in cui, mercoledì scorso, è rimasta gravemente ferita una donna. Tutto è accaduto nel volgere di pochi istanti quando il convoglio, terminata la sosta alla stazione Termini, si apprestava a riprendere la marcia.
Convinta di riuscire a salire sul treno prima che questo partisse, la 43enne originaria della Bielorussia, tentava di salire dalla porta dell'ultimo vagone. Ma proprio in quel momento le porte si serravano sulla donna che rimaneva incastrata e, conseguentemente, veniva trascinata per diversi metri. Caduta sui binari, la 45enne veniva soccorsa e trasportata all'ospedale San Giovanni dove, giudicata grave ma non in pericolo di vita, le venivano riscontrate fratture su tutto il corpo.
Il macchinista, come emerso dalla visione dei filmati di videosorveglianza, era impegnato a mangiare ma avrebbe comunque guardato più volte sugli specchietti retrovisori senza accorgersi di nulla. Sulla vicenda permangono numerosi interrogativi e per questo la Procura di Roma non vuole lasciare nulla di intentato. In primo luogo si cercherà di capire come mai il sensore, posto al centro della porta proprio per evitare incidenti simili, non abbia fatto scattare l'allarme.
Poi si cercherà di far luce sugli specchietti in uso sui convogli che, a detta di alcuni autisti, sono «troppo piccoli. Abbiamo posto il problema più volte ma non è mai stato fatto nulla. Atac dovrebbe installare delle telecamere di controllo porte in cabina».
A difesa del macchinista è intervenuto il segretario nazionale del Sul, Stefano Bottoni: «Ha rispettato il protocollo, ha azionato il suono che avverte i passeggeri della chiusura porte, e le ha chiuse. In quell'attimo la signora è uscita rimanendo incastrata. Ma l'autista ha ricevuto il segnale che poteva partire e doveva controllare solo il semaforo. Se i treni fossero dotati di telecamere nella cabina guida forse sarebbe stato tutto diverso».
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Martedì 18 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 05:00
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