VENT'ANNI DI MANI PULITE: IL VIA IL 17
FEBBRAIO 1992 CON L'ARRESTO DI CHIESA

Venerdì 17 Febbraio 2012 - 06:53
di Giovanna Trinchella

MILANO - «La politica deve essere fatta con le mani pulite». Sandro Pertini, presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, lo invocava ben prima che un gruppo di magistrati, sette anni dopo, desse il via alla stagione giudiziaria più frenetica mai vissuta prima dall’Italia. Vent’anni dopo l’arresto del «mariuolo» Mario Chiesa (17 febbraio 1992), come lo chiamò Bettino Craxi morto in Tunisia perché gravato da condanne che lo avrebbero portato dritto a San Vittore, la corruzione è tutta lì. I soldi per lo più non finiscono ai partiti, ma ai loro uomini e nelle tasche dei personaggi delle cricche, ma le condanne per corruzione sono diminuite drasticamente; dalle 1.700 condanne del 1996 alle 236 del 2006. Dei 2600 arrestati dal pool milanese la metà sono stati condannati o hanno patteggiato la pena, qualcuno come l’ingegner Chiesa finisce ancora nei guai.
Di quella stagione di interrogatori a notte fonda e di arresti il giorno dopo, di suicidi (tra cui Gardini, Moroni, Cagliari), di giornalisti che vivevano all’interno del Palazzo di Giustizia, oggi si celebra l’anniversario. Dei processi spettacolo come quello di Sergio Cusani – manager ufficiale pagatore di quella che fu definita la madre di tutte le tangenti ovvero Enimont e detenuto per cinque anni e dieci mesi - si ricordano i balbettii di Arnaldo Forlani (Dc), l’orgoglio di Craxi (Psi) e anche il leghista Bossi. Nella classifica internazionale della corruzione siamo scesi al 63esimo posto e davvero in pochi si presentano in Procura a dire «ho pagato una tangente».
Dello storico pool di Mani Pulite Antonio Di Pietro è leader di un partito, Gherardo Colombo – accusa insieme a Ilda Boccassini nei berlusconiani processi Sme e Imi Sir – è presidente di una casa editrice, Piercamillo Davigo è in Cassazione, Paolo Ielo è pm a Roma e si occupa dell’indagine Finmeccanica. Gli ex procuratori capi Francesco Saverio Borrelli e Gerardo D’Ambrosio sono l’uno in pensione, l’altro in politica con il Pd.