MOODY'S, RAFFICA DI TAGLI ALLE BANCHE.
MILANO CHIUDE A -0,87%, SPREAD 375 PUNTI

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Giovedì 16 Febbraio 2012 - 20:59

MILANO - Seduta contrastata sui mercati finanziari. I listini europei sono stati combattuti tra le cattive notizie arrivate da Moody's, che ha rivisto al ribasso il giudizio su 114 banche del Vecchio Continente, i timori sulla Grecia e, quelle buone, giunte dai dati sull'economia Usa. La seduta è partita all'insegna della debolezza per i timori sul destino di Atene: si profilerebbe una prima tranche di aiuti per far fronte alle scadenze di marzo, del valore di 30 miliardi di euro, per evitare che il Paese vada incontro a un default disordinato, mentre il resto dovrebbe essere elargito solo dopo le elezioni. Ma fino all'Eurogruppo di lunedì tra gli investitori domina l'incertezza. A ravvivare le borse sono arrivati nel pomeriggio i dati macro Usa che nel complesso hanno sancito il discreto stato di salute dell'economia americana, che potrebbe essere confermato dai dati sull'inflazione e sul superindice di gennaio, che saranno diffusi domani. In particolare le nuove richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione sono scese di 13.000 unit… a quota 348.000, il livello pi—' basso da marzo 2008. A fine giornata buona parte delle borse europee ha limitato i danni e alcune, come Parigi (+0,09%), hanno chiuso con il segno più. Poco sotto la parità Francoforte (-0,09%), mentre Londra ha ceduto un marginale 0,12%. Più pesante Milano, zavorrata da Enel per il taglio del giudizio da parte di Jp Morgan. Pesante Madrid (-2,1%) con Santander a guidare i ribassi della banche dopo che l'autorità di vigilanza spagnola ha tolto un divieto di vendite allo scoperto sui titoli finanziari. Alla Spagna oggi ha guardato anche il mercato dei titoli di Stato, dal momento che ha collocato titoli a medio termine per un ammontare poco superiore ai 4 miliardi di euro con un calo del tasso sul titolo con scadenza 2019, mentre quello su luglio 2015 ha registrato un rialzo. Bene anche le aste francesi. Quanto ai Btp, dopo un'apertura sopra i 400 punti base, lo spread rispetto al Bund è sceso, terminando a 375,8 punti.

MOODY'S, RAFFICA DI TAGLI SULLE BANCHE Raffica di tagli di rating o revisioni di prospettive da parte di Moody's a banche, assicurazioni, enti locali e società partecipate dallo Stato in Europa, di cui molti italiani. L'operazione arriva a 'cascatà del calo del giudizio sui rating sovrani di Italia (tagliato da A2 ad A3), Spagna, Portogallo oltre che Slovenia, Slovacchia e Malta dei giorni scorsi, ma l'agenzia ha anche messo sotto osservazione 17 big del credito mondiali fra cui Goldman Sachs, Citigroup, Deutsche Bank, Ubs, Hsbc. Una decisione che rischia di far aumentare ulteriormente i costi di rifinanziamento degli istituti di credito, già cresciuti con il peggiorare della crisi del debito e l'introduzione di nuove regole e limiti al capitale e all'operatività sul trading. Lo stretto legame con la situazione difficile dei Paesi europei è alla base della decisione di mantenere un rating maggiore (seppure in calo) a società italiane ma con una forte diversificazione geografica quali Eni (da A1 ad A2) e Generali (da Aa3 ad A1). Il taglio colpisce anche le regioni Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto, la provincia e il comune di Milano, come pure quelli di Firenze, la provincia di Torino e la citt… di Venezia. Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera riecheggia le parole del premier Mario Monti quando la scorsa settimana venne tagliato il rating sovrano italiano: «la mia sensazione è che sono sempre più valutazioni che guardano indietro e non davanti». Per spiegare la propria decisione Moody's rileva come vi sia una «pressione combinata» derivante in primo luogo dall' «avverso e prolungato impatto della crisi dell'area dell'euro, che rende il contesto operativo molto difficile per le banche europee», in secondo luogo dal «deterioramento del merito di credito dei rating sovrani, che ha portato all'aggiustamento dei rating di nove Paesi lo scorso 13 febbraio», e infine dalle «sfide importanti» che dovranno affrontare le banche con «significative attività sui mercati dei capitali». Queste difficoltà, secondo Moody's, non riescono a essere compensate dalla presenza di fattori positivi come il supporto offerto dai governi al sistema bancario e la politica monetaria accomodante da parte della Bce. Ma non sono solo le banche europee a soffrire: rischiano di vedersi ridurre il rating fino a un massimo di tre gradini Credit Suisse, Morgan Stanley e Ubs; fino a un massimo di due gradini Barclays, Bnp Paribas, Citigroup, Credit Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Hsbc, Jp Morgan, Macquarie e Royal Bank of Canada; mentre per Bank of America, Nomura, Royal Bank of Scotland, Societe Generale l'abbassamento, se dovesse esserci, sarà di un solo 'notch'. Secondo Moody's i big mondiali che operano nei mercati dei capitali devono confrontarsi con «condizioni più fragili nella raccolta, più ampi spread di credito, accresciute richieste regolamentari e più complesse condizioni operative». Questi problemi, a cui si aggiungono alcune «vulnerabilità» come la sensibilità al clima di fiducia, l'interconnessione e l'opacità del rischio «hanno diminuito le prospettive di crescita e redditività a lungo termine di questi istituti».

LE BANCHE ITALIANE BOCCIATE DA MOODY'S Sono in tutto 24 le banche italiane, molte sono comunque società controllate e di piccole dimensioni, colpite dalla scure di Moody's: il maggior numero in Europa. L'Italia precede Spagna (21 istituti colpiti), Francia (10) e Gran Bretagna (9). Diverse sono le istituzioni finite nel mirino dell'agenzia in Austria, Danimarca, Germania, Olanda e Portogallo. In Svizzera due le banche sotto revisione, mentre in Belgio, Finlandia, Lussemburgo e Norvegia solo una. Nelle 19 pagine dedicate ai tagli da Moody's, spunta un nuovo acronimo destinato a diventare familiare: RuR Down (Rating under Review for Downgrade, rating sotto osservazione in vista di un nuovo taglio), che rappresenta un peggioramento rispetto anche al precedente outlook negativo. Nel dettaglio, il RuR Down tocca alle italiane capogruppo Banca Carige, Banca della Marca Credito Cooperativo, Banca delle Marche, Banca Monastler e del Sile, Monte dei Paschi (che c'era già prima), Bnl, Banca Poolare Alto Adige, Banca popolare di Cividale, Banca popolare di Marostica, Banca popolare di Spoleto, Banca Sella, Banca Tercas, Banco Popolare, Cassa di Risparmio di Bolzano, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Credito Emiliano, Credito Valtellinese, Iccrea Bancaimpresa, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca e Unipol Banca. Si 'salvanò, restando con l'outlook negativo, solo Cassa Depositi e Prestiti e l'Istituto Servizi Mercato Agricolo Alimentare (Ismea), entrambe a controllo pubblico.

COMMENTI    (10)   Scrivi un commento
Purtroppo......
Purtroppo da oltreoceano fanno dei casini e agli altri tocca pagare il conto...fallimento delle banche,superstipendi a manager arraffatutto,etc.etc.

commento inviato il 16-02-2012 alle 20:41 da hola

Lo stato
Come il pozzo di San patrizio non si riempie mai. Piu paghi, piu paghi,piu paghi, piu paghi. All'infinito.

commento inviato il 16-02-2012 alle 17:29 da Giuseppino

Mmm
Tutto vero ma...vero è che le banche sono strozzini legalizzati, vero è che qui ci stanno umiliando, vero è che le tasse aumentano sempre di più...non è vero è?

commento inviato il 16-02-2012 alle 16:23 da Emanuela

Maaa
Belin, ma io dico santo Dio, ma come è possibile tutto ciò??

commento inviato il 16-02-2012 alle 16:06 da Enrico

IVA
L'IVA è a carico del consumatore finale, l'intermediario la riceve e la versa, a lui non resta niente, solo le spese del commercialista. Il più delle volte lo sconto che si fa al cliente rappresenta proprio l'IVA, così si evita di fare lo scontrino. Il commerciante rischia per accontentare il cliente. Il vantaggio è solo del cliente e il bottegaio lo fa per mantenerselo. Molti negozi sono aperti, ma entrano in pochi e allora per sopravvivere si ricorre anche a questi mezzi. Anche se lo Stato riuscisse a recuperare tutta l'IVA la ricchezza dell'Italia resterebbe la stessa. Più soldi vanno allo Stato e più i privati impoveriscono, non cambia niente. Se poi lo Stato quei soldi li spende male forse è meglio che restino nelle tasche dei cittadini.

commento inviato il 16-02-2012 alle 15:58 da Giacomino33

Per me possono...
andare a quel paese tutti... le loro banche, la loro europa, le loro tasse.

Servizi zero.
E chi ci rimette sono sempre i soliti.

Se potrò lavorerò in nero e se potrò non pagherò più tasse in attesa di andarmene via da questo schifo di europa.

Sono stanco di prendermela nel sedere... lavorare tutta una vita per cosa? per il paradiso? ma dai.

commento inviato il 16-02-2012 alle 15:06 da Lorenzo

qualcuno mi spiega come mai le banche pur essendo sull'orlo del fallimento aprono sempre più filiali a più di 5 vetrate.... e con le denominazioni più diverse..............
ma non sono in crisi....?

commento inviato il 16-02-2012 alle 14:21 da Gianca

pier angelo
beato te che non capisci un c....

commento inviato il 16-02-2012 alle 12:26 da roblaz

pier
che c'è da ridere?

commento inviato il 16-02-2012 alle 11:10 da Andrea

Prova microfono.
AAaAaaAaaaa 123 123 123 prove tecniche di fallimento, 123 123 123 ahahahahahahahahahah che ciulata ragazzi!!!!

commento inviato il 15-02-2012 alle 22:31 da Pier Angelo soorbole


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