CARO SPESA: +4,2% IN UN MESE. PIAZZA AFFARI
IN CALO. SOLO LA FRUTTA COSTA MENO
ROMA - Indovina quanto viene la cena. Sicuramente molto più del previsto. E soprattutto più del mese scorso. I prezzi dei beni al consumo, infatti, salgono vertiginosamente, come testimoniano le rilevazioni dell’Istat. E il carrello della spesa si fa incredibilmente “pesante” in un solo mese.
Il prezzo di pane e pasta cresce dello 0,3%. Per servire in tavola un secondo di pesce di mare e verdure fresche, gli italiani dovranno affrontare una spesa ulteriore, rispettivamente, dell’1,5% e del 2,3%; e il risparmio è esiguo se si predilige il pesce di acqua dolce che, comunque, costa l’1,3% in più rispetto a 30 giorni fa. Anche chiudere un pasto con un buon caffè, poi, non sarà così confortante: più 0,5% per il prezzo della nera miscela e, se il caffè lo prendete dolce, più 0,3% per lo zucchero.
E anche per chi, dopo un lauto pasto, vorrà concedersi una boccata di fumo, ecco arrivare altre delusioni: i prezzi delle classicissime bionde e di sigari e sigaretti rincarano dello 0,1%, mentre per gli estimatori del tabacco da pipa o di altre misture ci vorrà un più 0,5% rispetto alla scorso mese. È la Confederazione italiana agricoltori a confermare la fonte del problema: i prezzi al dettaglio dei beni alimentari continuano a risentire dell’impennata del gasolio per l’autotrasporto, cresciuto a gennaio del 25,2% tendenziale. Un effetto inflazione a catena che lentamente sta strozzando le famiglie.
Ma una soluzione c’è: tutti a dieta con pasti salutari a base di frutta fresca. È questa, infatti, l’unica categoria alimentare con prezzi in discesa dell’1,2%, una tendenza che conferma l’andamento dello scorso anno, con una decrescita tendenziale su base annua del 2% rispetto a gennaio 2011. Come dire: per una volta calorie ed euro vanno d’accordo, ma solo di frutta e verdura può vivere un italiano?
BORSE IN CALO. Giornata negativa per le Borse europee che hanno tirato il freno a mano all'indomani del via libera Ue al piano d'aiuti da 130 miliardi di euro per la Grecia. Al di là della Borsa di Atene, che ha chiuso con un -5,7% dopo l'ennesimo taglio del rating da parte di Fitch, i listini europei hanno perso mediamente lo 0,82% (Stoxx 600%): Francoforte ha ceduto lo 0,93%, Milano lo 0,92%, seguono Londra (-0,20%) e Parigi (-0,52%). Il tutto mentre stanno proseguendo di poco sotto la parità gli indici statunitensi (Dow Jones -0,12%). Le Borse del Vecchio Continente sono state deboli sin da metà giornata in scia alla pubblicazione dell'indice manifatturiero di Eurolandia che ha registrato una contrazione inaspettata: è sceso a 49,7 da 50,4 di gennaio, al di sotto quindi della soglia dei 50 punti che fa da spartiacque tra espansione e contrazione del ciclo. Gli indici europei hanno poi ampliato le perdite con la diffusione di alcuni dati Usa piuttosto deludenti. «L'economia Usa - commenta Vincenzo Longo, Market Strategist of IG Markets Italy - mostra una ripresa poco sostenibile e alcuni settori, come quello immobiliare, appaiono fragili. In Europa si intensificano i timori di una contrazione più lunga del previsto, che possa durare almeno per tutto il primo semestre del 2012». Sul fronte governativo, poi, lo spread, ovvero il differenziale tra i titoli di Stato decennali (Btp) e il Bund tedesco è tornato a salire: nel corso del pomeriggio, in scia al peggioramento dei mercati azionari, si è portato a quota 362 punti base, dopo essere sceso in mattinata sotto la soglia psicologica dei 350. Quanto alla situazione in Grecia, va detto che nel Paese sono ripresi gli scioperi di protesta, mentre il Parlamento deve approvare un progetto di bilancio che include gli inasprimenti di risanamento pretesi da Unione europea e Fondo monetario internazionale in cambio di nuovi aiuti. Tra i singoli titoli azionari, mentre a Wall Street si sta guardando al colosso dei computer Dell che perde circa 6 punti percentuali dopo aver annunciato previsioni di vendite in forte calo per il trimestre in corso, nel Vecchio Continente gli occhi sono stati puntati su Societè Generale e il Credite Agricole, che hanno perso rispettivamente il 4,4% e il 3,7 per cento. Sempre a Parigi bene invece Peugeot, sull'ipotesi di un'alleanza con General Motors, che è balzata del 12,4 per cento
CARRELLO DELLA SPESA +4,2% A gennaio la benzina aumenta del 17,4% (dal +15,8% di dicembre) su base annua e del 4,9% su base mensile. Lo rileva l'Istat nei dati definitivi sull'inflazione di gennaio, aggiungendo che il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto sale del 25,2% in termini tendenziali (dal 24,3% di dicembre), il rialzo più alto dal luglio del 2008, e del 4,7% sul piano congiunturale.
A gennaio il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,2% su base annua, un rialzo ben superiore al tasso d'inflazione (3,2%). Secondo i dati Istat, che confermano le stime provvisorie, su base mensile la crescita è dello 0,8%, ai massimi da un anno.
VOLANO I PREZZI DI PANE E CAFFÈ, GIÙ LE VERDURE Vola il prezzo della tazzina di caffè (+16,5%) con zucchero (+15,9%) rispetto allo scorso anno, mentre cala dell'8,7% per le verdure e del 2% per la frutta
fresca; e questo nonostante il maltempo e lo sciopero dei Tir. È quanto emerge da un'analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi all'andamento dell'inflazione di gennaio. Ad aumentare è anche il pane (+2,9%) e la pasta (+2,1%), ma il dato preoccupante per la Coldiretti, è l'incremento del prezzo del gasolio per autotrasporto (+25,2%) e della benzina (17,4%), che rischiano di determinare un effetto valanga sulla spesa in un Paese in cui l'88% dei trasporti avviene su gomma. Benzina, trasporti e logistica, ricorda la Coldiretti, incidono per circa un terzo sui costi della frutta e verdura e, solo nelle campagne il caro gasolio ha provocato un aggravio di costi per 400 milioni di euro su base annua. A subire gli effetti del record
nei prezzi è però l'intero sistema agroalimentare, visto che un pasto percorre in media quasi 2 mila chilometri prima di giungere sulle tavole. A causa di questi rincari, conclude Coldiretti, il costo a famigli per trasporti, combustibili ed energia elettrica ha superato quello per alimenti e bevande.
INFLAZIONE RALLENTA A GENNAIO Il tasso d'inflazione annuo a gennaio segna un lieve rallentamento, passando al 3,2% dal 3,3% di dicembre. Lo rileva l'Istat nei dati definitivi che confermano le stime provvisorie, indicando un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3%. L'inflazione acquisita per il 2012 è pari all'1,6%, quella di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende al 2,3% dal 2,4% di dicembre 2011, mentre al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo scende al 2,2% (era +2,3% a dicembre). Il rallentamento dell'inflazione, spiega l'Istat, deriva dal lieve aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+3,9%, dal +3,8% di dicembre 2011), più che compensato dal calo di quello dei servizi (+2,3%, dal +2,5% del mese precedente). Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di tre decimi di punto rispetto al mese di dicembre. Dal punto di vista settoriale, il più rilevante effetto di sostegno alla dinamica congiunturale dell'indice generale deriva dai beni energetici regolamentati (+3,9%) e da quelli non regolamentati (+4,0%). Quanto all'indice armonizzato dei prezzi al consumo per i Paesii dell'Unione europea (Ipca) diminuisce dell'1,8% su base mensile, (il ribasso più forte dall'inizio della rilevazione , ovvero dal 2011) e aumenta del 3,4% su base annua, in decelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto a dicembre 2011 (+3,7%). Anche in questo caso si confermano le stime preliminari. A riguardo, l'Istituto ricorda che l'Ipca tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni), ciò può determinare in alcuni mesi dell'anno (e gennaio è uno di questi) andamenti congiunturali significativamente diversi da quelli dell'indice Nic. Su base annua i maggiori tassi di crescita interessano l'abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+7,4%), i trasporti (+7,3%) e le bevande alcoliche e tabacchi (+6,1%). Quelli più contenuti riguardano i servizi sanitari e spese per la salute (+0,1%) e la ricreazione, spettacoli e cultura (+0,4%). I prezzi delle comunicazioni risultano in flessione dell'1,8%. A livello territoriale, Potenza (+5,0%), L'Aquila e Venezia (per entrambe +4,0%) sono le città capoluogo di regione in cui i prezzi a gennaio 2012 registrano gli aumenti più elevati su base annua. Lo rileva l'Istat nei dati definitivi sull'inflazione nel mese scorso. Le variazioni più moderate riguardano, invece, Ancona e Firenze (per entrambe +2,7%).

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commento inviato il 22-02-2012 alle 13:27 da Carmine Neapolis |
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