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ICI CHIESA NEL DECRETO LIBERALIZZAZIONI:
ESENTI SOLO IMMOBILI NON COMMERCIALI

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Venerdì 24 Febbraio 2012

ROMA - Arriva l'Imu sui bar degli oratori e sui negozietti dei santuari, ma anche nei pensionati e sulle cliniche gestite da religiosi. Non basterà più infatti che l'attività non commerciale sia «prevalente» per non pagare la nuova imposta che ha sostituito l'Ici. L'esenzione varrà, a partire dal 2013, solo per i locali nei quali si svolge «in modo esclusivo» attività no-profit. Salvi dunque i luoghi di culto o i locali nei quali si fa solo opera di assistenza, per fare un paio di esempi. Per gli immobili con utilizzazione mista occorrerà distinguere i metri quadrati dove si fanno commercio e guadagni e dove no. Le novità valgono per gli immobili della Chiesa ma non solo. Toccheranno, senza distinzioni, anche per quelli di onlus, partiti e sindacati, in pratica di tutti gli enti non commerciali, come si legge nell'emendamento del governo, firmato dal premier Mario Monti, nel quale infatti non si cita mai espressamente la Chiesa cattolica. Ma il nodo, sul quale sono puntati i fari di Bruxelles, è proprio sulla Chiesa. Dopo l'annuncio erano stati in molti a richiede attenzione per chi svolge attività non commerciali. Così il governo chiarisce che «vengono riconosciute e salvaguardate» perchè sono «meritevoli di considerazione» soprattutto nell'attuale congiuntura economica. Il gettito che arriverà - si dice dai 100 milioni (stima tesoro) a 700 milioni (stima Comuni) fino a 2 miliardi di euro - andrà al futuro calo delle tasse: «le maggiori entrate» determinate dalla nuova norma sulle esenzioni dall'Imu «saranno accertate a consuntivo - spiega il governo - e potranno essere destinate, per la quota di spettanza statale, all'alleggerimento della pressione fiscale».
 
La novità è inserita nel decreto Liberalizzazioni, e non in quello sulle semplificazioni fiscali oggi all'attenzione del consiglio dei ministri, considerata «la stretta attinenza - fa notare Palazzo Chigi - ai temi della concorrenza, della competitività e della conformità al diritto comunitario». Le nuove norme non pregiudicano gli accertamenti in corso. Per godere dell'esenzione ora bisognerà dunque individuare i locali dedicati «in modo esclusivo» all'attività non commerciale. Dividere il 'territoriò di parrocchie o centri sportivi, per distinguere i metri quadrati dedicati al profit e al no-profit sarà un'operazione dei prossimi mesi. Il governo si dà infatti due mesi di tempo, a partire dalla conversione del decreto legge sulle liberalizzazioni, per mettere a punto, con un decreto del ministro dell'Economia, le norme di dettaglio. Per pagare, dal 2013, servirà l'attivazione della rendita catastale sui locali che danno reddito e soprattutto occorreranno i criteri per la dichiarazione in cui si dovrà indicare su quali locali l'Imu/Ici deve essere pagata e quali no. Ora si attendono comunque dei chiarimenti. «Asili nido e scuole parificate devono pagare la nuova Imu o no?», chiede per esempio Maurizo Lupi del Pdl. Anche l'ex ministro Mara Carfagna chiede di salvare gli asili, mentre Rocco Girlanda del Pdl è il primo ad annunciare il suo 'no' in Parlamen

IL BALLETTO DI CIFRE Di certo c'è solo che si tratta di migliaia di immobili distribuiti in tutta Italia, con decine di proprietà «ecclesiastiche» diverse, dalle parrocchie alle diocesi, dai singoli ordini religiosi agli immobili del Vaticano, dalle confraternite alle congregazioni. E migliaia sono le attività socio-assistenziali che la Chiesa svolte in forma gratuita, ma altrettante rientrano sotto la categoria commerciale, come le cliniche o gli alberghi, con il dubbio di come identificare le scuole. Secondo stime realizzate sul web si parla di circa 100 mila immobili, di cui novemila sono scuole, 26 mila strutture ecclesiastiche e quasi cinquemila strutture sanitarie. Da questa «galassia» nasce il balletto delle cifre su quanto varrà la «fine» dell'esenzione dell'Ici alla Chiesa: nessun certezza, quindi, anche se nelle casse pubbliche non dovrebbero entrare «miliardi» di euro. Forse anche meno di 100 milioni, visto che il rapporto finale del Gruppo di lavoro sull'erosione fiscale (guidato dal sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani, che l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti aveva voluto per censire le varie voci che in vari modi riducono il gettito fiscale) ha individuato quella cifra per quanto riguarda gli immobili di tutti gli enti no-profit, non solo quelli ecclesiali. Posizione, questa, espressa a inizio 2012 da Avvenire che ha ricordato come l'esenzione dell'Ici per la Chiesa sia un «investimento» considerate le attività sociali svolte. Sul reale valore dell'Ici della Chiesa il balletto di cifre va avanti da anni. In pratica, da quando nel 2006 il governo Prodi con un decreto ha confermato l'esenzione (prevista da una legge del 1992 per tutti gli enti no profit a determinate condizioni) del pagamento dell'Ici per gli immobili della Chiesa, che «non abbiano esclusivamente natura commerciale». In tempi recenti si è parlato di cifre che vanno dai 500-700 milioni stimati dall'Anci ai 2,2 miliardi stimati dall'Ares, l'Associazione ricerca e sviluppo sociale. Con il presidente dell'Anci, Graziano Delrio, che ha già proposto un censimento degli immobili, in particolare per individuare quelli adibiti a uso commerciale. Secondo stime non ufficiali dell' Agenzia delle Entrate, si tratterebbe di un potenziale introito di due miliardi di euro all'anno. Tra i più critici verso l'esenzione Ici di cui la Chiesa gode assieme ad altri soggetti, ci sono i Radicali. Il segretario Mario Staderini, promotore di una campagna volta a svelare il «trucco» di alberghi e strutture in uso alla chiesa che non pagherebbero il dovuto, cita a sua volta stime dell'Associazione comuni italiani, secondo cui nel 2005 il mancato introito per queste esenzioni ammontava a più di 400 milioni di euro, cifra che oggi sfiora i 700 milioni alla luce della rivalutazione degli estimi. .





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