BORSA IN CALO, S&P DECLASSA LE BANCHE.
MONTI: "ANDIAMO AVANTI PER GLI ITALIANI"

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Venerdì 10 Febbraio 2012 - 21:32

MILANO - Una nuova, pesante, sferzata si abbatte da parte di Standard and Poor's sulle banche italiane che attendono a fine mese il via libera dell'Eba ai singoli piani presentati per rafforzare il capitale. L'agenzia taglia così 34 rating dei 37 istituti di credito analizzati (gli altri 3 avevano peraltro già un rating più basso) per effetto del calo del giudizio sul debito dell'Italia effettuato a metà gennaio, per le difficoltà delle banche nel rifinanziamento e del calo degli utili. Per il premier Mario Monti, in visita a Wall Street, si tratta «in gran parte di un effetto atteso di precedenti decisioni» ma i mercati e gli italiani ci chiedono di «continuare quello che abbiamo cominciato». La mossa di S&P's non fa distinzioni fra grandi e piccole banche colpendo così Intesa SanPaolo, Unicredit, Mediobanca, il cui rating si uniforma al BBB+ della Repubblica Italiana mentre per il Banco Popolare si scende a BBB-, per Mps a BBB e Unipol a BB. Per gli analisti di S&P il giudizio complessivo del settore bancario italiano perde una posizione e risulta così pari a quello di paesi quali Messico, Brasile o Repubblica Ceca. Oltre ai problemi del Paese le banche devono fare i conti con le difficoltà e gli alti costi della raccolta uniti a utili in rallentamento nei prossimi anni. Per questo S&P crede che i nostri istituti di credito aumenteranno le loro richieste alle prossima operazione di rifinanziamento della Bce a fine febbraio dopo quella di dicembre che ha evitato una forte stretta del credito. Oltre a Standard and Poor's l'altro tema dolente delle banche italiane sono le misure di rafforzamento del capitale richieste dall'Eba e contro le quali più volte si è scagliata l'Abi. Dopo la riunione dell'8 e 9 febbraio che ha fatto un analisi generale della situazione, l'autorità europea esaminerà e vaglierà nel dettaglio assieme ai collegi di supervisione e al consiglio europeo di rischio sistemico i singoli piani per esprimere eventuali dubbi o correzioni. In ballo, oltre alla valutazione a valore di mercato dei titoli di stato (una delle misure più contestate in Italia) ci sono altre misure come le vendite di attività che, come nel caso di Mps, sono piuttosto rilevanti. L'Eba, parlando nel complesso dei piani europei, si è detta ottimista anche per gli scarsi effetti sugli impieghi, una posizione condivisa anche da un rapporto di Fitch secondo cui la stretta del credito in atto più che dal maggiore Tier1 richiesto deriva dall'aumento dei costi della raccolta e dalla crisi del debito sovrano. La gran parte dei piani presentati infatti (ed è anche il caso di quelli delle italiane Mps, Banco Popolare, Ubi e Unicredit) si basa su misure che apportano nuovo capitale, come la mancata distribuzione di utili, la conversione di strumenti ibridi piuttosto che la riduzione di impieghi o di attività finanziarie.

BORSE EUROPEE IN ROSSO Le Borse europee tornano a cadere, l'euro accelera al ribasso e lo spread tra i titoli di Stato italiano sul Bund tedesco risale a 370 punti. E a scatenare le tensioni sui mercati internazionali è, in primis, l'acuirsi della crisi in Grecia, dove la destra estrema al Governo ha deciso di non firmare il piano di austerità e di dimettersi, mentre nelle piazze la violenza aumenta. In questo scenario la Borsa di Atene è precipitata (-4,68%), mentre i listini del Vecchio Continente hanno perso mediamente un punto percentuale (Stoxx 600 -0,9%): Milano ha ceduto l'1,76%, Parigi l'1,51%, Francoforte l'1,41 e Londra lo 0,73 per cento. Il tutto mentre Wall Street si avvia al traguardo di fine seduta con gli indici in rosso. «Gli investitori hanno preferito prendere profitto in scia all'incertezza che ruota intorno alla Grecia e in vista del weekend», ha commentato Vincenzo Longo, market strategist di IG Markets. «In ogni caso riteniamo che questi eventi possano dare avvio a una correzione dopo la lunga corsa dei listini. È comunque ancora presto per dire che il bullish market sia terminato». Sul fronte macro, poi, il dato preliminare di febbraio sulla fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan si è attestato in calo a 72,5 punti dai 75 di gennaio. Si ampliato anche il deficit commerciale statunitense di dicembre, salito a 48,8 miliardi di dollari dai 47,1 di novembre. A pesare sul dato è stato l'aumento delle importazioni di prodotti non petroliferi. «Siamo sempre più convinti che l'economia dell'area euro potrebbe finire in recessione nella prima metà dell'anno in corso sulla scia anche delle avverse condizioni climatiche dei primi mesi di gennaio e febbraio», ha proseguito Longo. Sugli altri mercati, mentre l'euro è sceso in area 1,3170 dollari, il ritorno dei timori per la situazione ellenica ha fatto risalire lo spread Btp-Bund a 370 punti dopo aver toccato un minimo da settembre a quota 343. Secondo gli esperti, comunque, il mercato governativo si sta lentamente stabilizzando.

VOLA FONSAI Vola Fonsai a Piazza Affari dopo il blitz di Palladio mentre il leader dell'Italia dei Valori Antonio di Pietro chiede a Mario Monti, in qualità di ministro dell'Economia, di far chiarezza sul riassetto che porterà la compagnia dei Ligresti sotto il controllo di Unipol. All'indomani dell'uscita allo scoperto di Palladio, che ha comunicato di avere in mano il 2,25% di Fonsai, il titolo è partito a razzo in Borsa e ha messo a segno un rialzo del 10,12% a 1,36 euro con scambi boom, pari al 5,2% del capitale. Per quanto non risulti che la finanziaria veneta, già socia di Generali, si stia muovendo in cordata con altri soggetti, il mercato scommette che ci siano altri investitori impegnati a rastrellare azioni. E i nomi che circolano sono quelli che avevano manifestato interesse a intervenire in Fonsai prima che Mediobanca scegliesse la soluzione Unipol: Sator di Matteo Arpe, 21 Investimenti di Alessandro Benetton, Clessidra di Claudio Sposito. Non è così un caso che oggi in Borsa, mentre la compagnia milanese correva, abbiano prevalso le vendite su Unipol (-3,32% a 0,29), che nei giorni scorsi aveva seguito l'andamento di Fonsai. È rimasta invece sostanzialmente invariata Premafin (-0,39% a 0,27%). Da quanto si apprende Palladio corre da sola e non è escluso che dopo l'investimento tutto sommato limitato fin qui fatto in Fonsai, del valore di circa 10 milioni di euro, la finanziaria guidata da Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago possa anche incrementare la propria quota, disponendo di circa 200 milioni di liquidità. Si tratta comunque di una cifra lontana da quella che si prepara a metter sul tavolo Unipol, che proprio ieri ha deciso di ricapitalizzarsi per 1,1 miliardi per poter far fronte al salvataggio del gruppo Ligresti. Proprio sugli accordi per il riassetto vuole vederci chiaro l'Italia dei Valori che ha presentato un'interrogazione, a prima firma Di Pietro, a Monti, chiedendo chiarezza sul progetto di fusione tra Unipol, Premafin e Fonsai, modificato su sollecitazione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas. «Anche questo nuovo piano Š stato concepito insieme ai vecchi soci di controllo e ai loro creditori ed Š possibile dunque che nei dettagli dell'operazione, ancora ignoti, si nasconda un premio di consolazione, magari sostanzioso», si legge nel testo dell'interrogazione che chiede al governo «quali misure urgenti intenda adottare per rafforzare la credibilit… e la trasparenza delle Autorit… di vigilanza, per garantire i diritti degli assicurati, del mercato e dei risparmiatori e per tutelare i diritti dei piccoli azionisti». Oggi infine si è tenuto un incontro definito interlocutorio tra le banche creditrici di Sinergia e Imco, le holding a monte della catena di controllo del gruppo Fonsai. Ogni decisione sulla scelta del gestore del fondo dove confluiranno gli immobili dei Ligresti è rinviata a fine mese, quando si concluderà la due diligence sullo stesso patrimonio immobiliare.

COMMENTI    (6)   Scrivi un commento
non è successo nulla di grave
Sui mercati internazionali questa è stata una settimana di lievi prese di profitto. Se guardiamo il grafico dello SP500 cio' è molto evidente. L'uptrend è esasperato e non dobbiamo dimenticare dove si trovavano gli indici dopo il sell off dell'agosto 2011.
I ritracciamenti sono fisiologici.
Il FtseMib, che è stato uno degli ultimi indici a girarsi verso l'alto, rischia di soffrire di piu', ma al momento i compratori sono in controllo del derivato almeno fino a quota 15600, sotto la quale è comunque ancora tutta ancora da giocare.
I grafici dell'inidice nostrano e di qiuelli internazionali, ove d'interesse, sono qui: http://leemozionideimercati.blogspot.com/

commento inviato il 12-02-2012 alle 17:55 da starman45

capisco l'incaxxatura di molti che scrivono....
...nei commenti web e che devono scaricare le proprie ire almeno da qualche parte, e non voglio giudicare nessuno.
Però se denigriamo tutto e tutti come fanno glia stessi politici fra loro, non penso risolveremo mai niente...

Certo, è una mia opinione ed opinabile da chiunque!!!Ci tenevo solo a mettere un commento più propositivo in questo sito.

Saluti a tutti!!!

commento inviato il 11-02-2012 alle 11:44 da barabbara

gli italiani
gli italiani TI CHIEDONO DI ANDARE A CASA B.....DO.TE E TUTTI I POLITICI CHE TI SOSTENGONO

commento inviato il 11-02-2012 alle 09:53 da sergio

per noi?????????
ma vacci da solo, avanti, che noi non volgliamo seguire nè te nè gli interessi dei banchieri americano a danno dell'Europa, e soprattutto dell'italia!

commento inviato il 11-02-2012 alle 08:35 da secondo

Il menisco
Questo rappresentiamo in Europa.
Le economie internazionali speculatrici, specie quelle Americane, stanno riversando in Europa le scorie di anni di politiche finanziare fallimentari. I paesi Europei con economie forti ( il che non significa sane) ne deflettono le conseguenze facendo si che quelle deboli ne subiscono i colpi.
Questa è Italia, il menisco d'Europa.
Monti? O è un burattino o un genio.
Cordialmente

commento inviato il 10-02-2012 alle 22:53 da Roy

Al venerdi...
Al venerdi ormai non fa piu' notizia rastrellano soldi per il week end.

commento inviato il 10-02-2012 alle 18:27 da hola


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