Marra e Scarpellini tornano in libertà, ma con obbligo di firma: "Siamo innocenti"
di Davide Manlio Ruffolo

Marra e Scarpellini tornano in libertà, ma con obbligo di firma: "Siamo innocenti"

«Sono una persona perbene, non sono un corrotto e spero che ciò emerga dal processo, non ho nulla da nascondere e sono qui per rispondere a tutte le domande». È iniziata con queste parole l'esame di Raffaele Marra nell'ambito del processo in cui è imputato di concorso in corruzione, per una presunta tangente da 367mila euro, assieme all'imprenditore Sergio Scarpellini.

«Quello che è stato scritto su di me sono solo falsità, sono stato massacrato dalla stampa e avevo acquisito formalmente documentazione per portare avanti le querele», ha precisato l'uomo. «L'essere stato arrestato mi ha distrutto e devastato perchè sono sempre stato un servitore dello Stato inoltre da 6 mesi non vedo i miei tre figli», ha spiegato Marra. Una deposizione in cui quest'ultimo ha poi raccontato la propria versione dei fatti partendo dai «367 mila euro chiesti a Scarpellini che erano un prestito per mia moglie e che successivamente sarebbero stati restituiti. Soldi per i quali ho fatto solo da mediatore rivolgendomi ad un amico per averli».

Un favore per il quale prosegue Marra: «Sergio non mi ha mai chiesto di intervenire per agevolare le sue pratiche né ho mai fatto qualcosa per lui o per il suo gruppo imprenditoriale». L'imputato ha anche ripercorso il suo ingresso nella giunta Raggi (quest'ultima estranea ai fatti trattati in questo processo) spiegando che nel 2016 non voleva rientrare dall'aspettativa in cui si trovava ma che lo aveva fatto perché «la Raggi mi aveva scongiurato di rientrare».

Nella stessa udienza è stato sentito anche il costruttore Sergio Scarpellini che si è difeso spiegando di non aver commesso alcun illecito e affermando «non me lo merito di stare qui, a 80 anni e dopo aver dato da vivere a centinaia di famiglie. Sono qui solo perché sono un buono a cui piace fare del bene e aiutare gli altri». Al termine dell'udienza, dopo una breve camera di consiglio, i giudici hanno disposto per entrambi gli imputati l'obbligo di firma in sostituzione degli arresti domiciliari.
Mercoledì 5 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 10:03
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