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Delitto Roma, Prato era in cura:
sospese i farmaci prima del delitto

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Delitto Roma, Prato era in cura:
sospese i farmaci prima del delitto

Lunedì 14 Marzo 2016, 09:53

di Cristiana Mangani e Paola Vuolo
Lo ha fatto sapendo che avrebbe potuto causargli chissà quale scompenso emotivo: Marco Prato assumeva un farmaco per i disturbi bipolari e del comportamento ormai da molti anni. Ma cinque giorni prima del delitto lo ha sospeso autonomamente, senza che il suo medico lo sapesse. Gli era stato dato da quando era in cura per la psiche sofferente, per la sua tendenza a spingersi oltre i limiti. E quando è stato ricoverato, dopo aver ingerito cinque flaconi di Minias nel tentativo di uccidersi, ne ha parlato alla psichiatra che lo ha visitato all'ospedale Pertini. Non era la prima volta che il pr aveva cercato di suicidarsi. Spesso precipitava nel malessere e il farmaco gli era stato dato proprio per contenere la sua tendenza all'impulsività. «Vado sempre in giro con gente assurda e in posti diversi quando devo farmi di cocaina - ha cercato di motivare le sue scelte davanti al medico - E comunque ho potuto fare il mio lavoro con successo per la mia grande qualità: la seduzione». «Io sono per gli eccessi e quando si supera il limite lo si fa perbene».
Di limiti, dal 2 al 6 marzo, lui e Manuel Foffo ne hanno superati parecchi, uccidendo un ragazzo di 23 anni per il solo gusto di farlo. Ora dicono di essere pentiti, di voler espiare in ogni modo le colpe. Foffo tira fuori un antico rancore nei confronti del padre, si preoccupa per il fratello che dovrà fare i conti con «il suo nome per sempre», e piange: «Voglio pagare per quello che ho fatto».  IL PROGETTO
Durante la giornata infernale ha detto all'amico Marco che se avesse avuto il padre davanti forse lo avrebbe ucciso, e che tutto quello che aveva fatto forse lo aveva fatto per vendicarsi di lui. Gli contesta di avergli preferito il fratello, di averlo estromesso dalla sua attività lavorativa «Per questo motivo - spiega al pm Francesco Scavo durante l'ultimo interrogatorio - ho deciso di iniziare da solo un progetto importante frutto dei miei lunghi studi. Un programma che consente di trovare in brevissimo tempo una promessa del calcio. Questo progetto non è ancora andato in porto a causa della mancanza della firma da parte del presidente della Figc. Avevo anche un progetto simile per i ristoranti, ma non è terminato».

 
Di sua madre, Manuel parla poco. Sostiene di volerle bene, ma chiarisce che è fragile: «Credo abbia disturbi psichiatrici». La mamma è stata sentita cinque giorni fa dal pubblico ministero. È stato Marco Prato a tirarla in ballo nel suo verbale di interrogatorio: «Dopo il delitto - ha dichiarato - Manuel è sceso a casa della madre, al nono piano, per prendere degli stracci e del sapone per pulire tutto il sangue che c'era nell'appartamento. Era sporco di sangue anche lui, ma la madre non sembra essersene accorta, anche perché nello stesso giorno, a distanza di poche ore si sarebbe celebrato il funerale del fratello in Molise. Di questa amicizia tra Marco e Manuel, però, la mamma qualcosa doveva sapere, visto che è sempre Foffo a dichiarare a verbale, che «durante la permanenza in casa prima dell'omicidio, Prato ha preso da casa di mia madre un rossetto e un profumo». «Ricordo - ha aggiunto - che anche un'altra volta, precisamente a gennaio, aveva preso dei trucchi da casa di mia madre e si era truccato». Tutto questo senza che alcuno si accorgesse di quanto i due fossero sempre fuori di testa, stravolti da alcool e cocaina.  IL TRAVESTIMENTO
Marco, poi, nei giorni dello sballo circolava anche vestito da donna. «Quando siamo usciti la mattina - è ancora il verbale di Foffo - siamo passati a Villa Borghese. Ma siamo andati via perché non abbiamo incontrato nessuno. Io non ero a conoscenza del fatto che lì vi fossero i gay. Marco era vestito da donna e, pur se guidavo io, era lui che mi indirizzava dove andare. Avevo paura di incontrare qualcuno, mi sarei vergognato se lo avessero visto combinato così.
I genitori dei due arrestati insieme ad altri parenti verranno risentiti per ricostruire meglio la personalità dei giovani, accusati di avere torturato fino alla morte Varani. Il pm Francesco Scavo e i carabinieri stanno setacciando i tabulati dei telefoni per capire quante telefonate o messaggi i due avrebbero fatto alla vittima prima di attirarlo nella trappola mortale. La salma di Varani verrà dissequestrata in settimana per permettere i funerali.

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