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Delibera per il no al referendum, in aula Giulio Cesare scintille tra maggioranza e opposizione

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Delibera per il no al referendum, in aula Giulio Cesare scintille tra maggioranza e opposizione

Mercoledì 30 Novembre 2016, 10:57

di Paola Lo Mele
Caos in Aula Giulio Cesare, durante la discussione la mozione per il no al referendum. Il documento presentato dal M5S è stato approvato da 28 consiglieri, senza contrari e senza astenuti. Fatta eccezione per Stefano Fassina che si è unito alla maggioranza, l’opposizione infatti ha deciso di non prendere parte al voto. Ma prima dell’approvazione del testo che sancisce la contrarietà dell’Assemblea Capitolina alla riforma costituzionale, in Aula è stata bagarre.  Urla e scambi di accuse sono rimbalzate da un lato all’altro della platea, animata su un fronte dalla protesta dei militanti del Pd e sull’altro dai simpatizzanti dei 5 Stelle. Una contestazione ad personam da parte dei dem è stata riservata a Fassina quando ha annunciato il suo voto favorevole. Il clou, però, si è raggiunto poco dopo, quando il presidente dell’Assemblea Marcello De Vito ha invitato i vigili a far uscire dall’Aula l’ala del pubblico che continuava a manifestare rumorosamente la contrarietà alla mozione. Mentre i militanti dem, per tutta risposta, urlavano “vergogna” e “fascisti” all’indirizzo della maggioranza a Cinque Stelle, i consiglieri del Pd sono scesi dagli scranni a loro difesa e si sono posizionati davanti agli ingressi per impedire lo sgombero.  «È una mozione inutile e inopportuna. Oggi state piegando quest’aula a tribuna elettorale», l’accusa della capogruppo dei democratici Michela Di Biase. «Noi difendiamo la costituzione - la replica del presidente del gruppo pentastellato Paolo Ferrara - e riteniamo che questa Aula sia il luogo perfetto per denunciare che (in caso di vittoria del sì, ndr) i sindaci diventeranno part time». La mozione della ‘discordia’ alla fine è stata approvata. Il documento in favore del no alla consultazione popolare del 4 dicembre ha espresso «fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto» e ha impegnato la sindaca a farsi promotrice della volontà consiliare.

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