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Cucchi, la Cassazione: "Ingiustificabile inerzia dei medici"

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Mercoledì 9 Marzo 2016, 16:55

I medici dell'ospedale Pertini avevano una «posizione di garanzia» a tutela della salute di Stefano Cucchi e il loro primo dovere era diagnosticare «con precisione» la sua patologia anche in presenza di una «situazione complessa che non può giustificare l'inerzia del sanitario o il suo errore diagnostico».
 
  Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni - depositate oggi - in base alle quali sono state annullate le assoluzioni dei cinque camici bianchi che avrebbero dovuto curare Cucchi morto nel 2009 dopo una settimana di ricovero.  OMICIDIO COLPOSO Nel processo bis ai cinque medici rinviati a giudizio dalla Cassazione con l'accusa di omicidio colposo nei confronti di Cucchi ricoverato nel reparto per detenuti, oltre alle cause della morte, dovrà essere accertata - sottolinea il verdetto - «la concreata organizzazione della struttura, con particolare riguardo ai ruoli, alle sfere di competenza e ai poteri-doveri dei medici coinvolti nella vicenda».  «Senza dimenticare - prosegue la sentenza 9831 - che il medico che, all'interno di una struttura di tal genere, riveste funzioni apicali è titolare di un pregnante obbligo di garanzia ed è, pertanto, tenuto a garantire la correttezza delle diagnosi effettuate e delle terapie praticate ai pazienti».  Il processo si riaprirà per il primario Aldo Fierro, per Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Secondo il verdetto, gli stati patologici di Cucchi, preesistenti e concomitanti con il politraumatismo per il quale fu ricoverato, avrebbero dovuto imporre «maggiore attenzione ed approfondimento», con ricorso alla «diagnosi differenziale».  NUOVA PERIZIA SULLA CAUSA DELLA MORTE È di «manifesta illogicità» la decisione con la quale la Corte di assise di Appello di Roma, nel processo per la morte di Stefano Cucchi, «ha escluso di procedere ad un nuovo accertamento peritale» sostenendo che «non residuano aspetti delle condizioni fisiche di Cucchi che non siano stati già esplorati e valutati dagli esperti nominati». Lo sottolinea la Cassazione rilevando che un nuovo accertamento «per l'imponente mole del materiale probatorio acquisito agli atti» si sarebbe potuto svolgere sugli atti stessi, «giovandosi anche dei contributi forniti dai diversi esperti» e non può essere impedito dalla solo «affermata» - dai giudici dell' appello - «impossibilità di effettuare riscontri sulla salma di Cucchi».  Sulle cause della morte di Cucchi, scrive la Cassazione condividendo le parole usate nella sua requisitoria dal Pg Nello Rossi, non può esserci «una sorta di 'resa cognitiva'».  Ad avviso degli 'ermellinì era ben argomentata, dai giudici di primo grado che avevano condannato i medici del Pertini, l'individuazione della causa della morte del giovane nella sindrome da inanizione, decesso per mancanza di nutrimento in un soggetto già sottopeso e politraumatizzato.

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