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Unioni civili a rischio: il ddl slitta a mercoledi prossimo, dopo il Milleproroghe

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Mercoledì 17 Febbraio 2016, 10:47

L'esame del disegno di legge sulle unioni civili slitta a mercoledì prossimo dopo il voto sul decreto Milleproroghe. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, come riferisce il presidente dei senatori di Ap, Renato Schifani. La decisione è arrivata dopo la nuova richiesta di rinvio dell'esame del ddl in Senato. Questa volta a chiedere una riflessione «di qualche giorno» è stato il Partito democratico dopo che ieri sera l'Aula di Palazzo Madama aveva approvato la richiesta di sospensione avanzata da Sel. La richiesta del Pd ha colto di sorpresa l'Aula. 
 

In Senato si è sfiorata la rissa tra M5S e ex del movimento. Mentre parlava Nunzia Catalfo sono volate parole grosse tra Alessandra Bencini, oggi in Idv, e alcuni senatori Cinque Stelle. La tensione è salita quando Laura Bottici, che è questore del Senato, ha cominciato ad inveire aggressivamente su Bencini. A fermarla, facendo scudo col suo corpo, è stato un altro questore, Antonio De Poli dell'Udc. L'atteggiamento di Bottici è stato stigmatizzato dal presidente Grasso. «I questori dovrebbero mantenere l'ordine...».  De Poli, che è abbastanza alto di statura, ha fatto letteralmente da barriera, alzando le braccia, nei confronti di Bottici, anche lei abbastanza alta, mentre i senatori M5S continuavano a inveire sulla senatrice Bencini, pure lei richiamata all'ordine dal presidente. «Espellile», hanno urlato a Grasso diversi senatori. E Grasso ha sottolineato: «Tutto questo non aiuta il dibattito».  Il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda ha chiesto la convocazione della Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama per fare il punto sul ddl. «Ieri abbiamo registrato un fatto politico nuovo - dichiara - un gruppo che sembrava favorevole a un iter del provvedimento ci ha ripensato. Quindi serve un lavoro di riflessione per riannodare dei fili politici».   «Lo so che ho sbagliato a fidarmi del Movimento 5 Stelle e pagherò per questo. Mi prendo la mia responsabilità politica di essermi fidata di loro. Concluderò la mia carriera politica con questo scivolone. Ne prendo atto», ha detto la relatrice del ddl Unioni civili, Monica Ciorinnà, conversando con i cronisti nel Transatlantico di Palazzo Madama. Il 2081, cioè il disegno di legge sulle unioni civili ora all'esame all'aula del Senato, ha aggiunto, «lo abbiamo scritto, nella sua ultima versione, per rispettare la scadenza voluta da Renzi del 15 ottobre, io, Tonini e Lumia nella stanza di Tonini. E questa versione rappresentava l'accordo raggiunto nel Pd sulla materia. Era nel totale rispetto del programma di Governo».   «Dobbiamo vedere in questo lasso di tempo quali saranno i soggetti davvero affidabili con cui mandare avanti questa legge», è la riflessione della senatrice cattodem, Rosa Maria Di Giorgi. «Ora vedremo cosa accadrà non escludo un ritorno del testo in Commissione. Probabilmente si dovrà ripensare, comunque, un percorso parlamentare».  La scelta del Movimento 5 Stelle di non votare l'emendamento «canguro» del Pd, che blinda l'adozione del figlio del partner e salta i 500 emendamenti ostruzionistici della Lega, ha spiazzato il Pd che deve trovare una maggioranza interna per il «canguro» o affrontare una lunga e rischiosa discussione sugli emendamenti. I cattodem continuano a chiedere lo stralcio della stepchild adoption dal disegno di legge, contro la volontà della maggioranza del partito.Ma è lo stesso Renzi, vista la situazione mutata, a prendere per la prima volta in considerazione questa ipotesi.  Ma nel Pd le posizioni sono diverse. «Penso che in Italia si sia in pausa di riflessione da troppo tempo sulle unioni civili. Ora è tempo di andare avanti, il Pd non si fermi e vinca la sfida». È la tesi della minoranza dem, espressa da Roberto Speranza per il quale «il testo va mantenuto così come è, è già un compromesso, non è immaginabile togliere la stepchild adoption». «Non è scontro tra laici e cattolici - spiega Speranza - e bisogna cercare un accordo dentro il Pd. Mi aspetto che il Pd, che ha dimostrato anche in altre occasioni di avere i numeri, anche stavolta faccia la sua parte».  La mossa «metterebbe M5s davanti alle proprie responsabilità: vogliono o no una legge sulle unioni civili?». Marcucci è convinto che anche senza il sì dei pentastellati i voti ci siano, visto che sulla sospensione della seduta ieri ci sono stati 155 sì e 141 no. Ma Alessandro Maran, lo sherpa del Pd con gli altri gruppi è sicuro: «il canguro non ha i numeri in aula, perché i cattoDem voterebbero contro».  Opinione condivisa da Loredana De Petris, capogruppo di Sel: «ai Dem conviene ritirare il Marcucci, tanto verrebbe bocciato, e il clima si indurirebbe». A Sel il canguro non piaceva: «noi però siamo interessati a portare a casa la legge prima che mettere in difficoltà Renzi». Il problema è che subito dopo il Marcucci dovrebbero essere votati ben 38 emendamenti mini-canguro della Lega a scrutinio segreto: sono scritti in modo tale che ciascuno di essi richiama l'articolo 5 sulle adozioni che, appunto, richiede la segretezza del voto.  In casa Dem tutti sono sicuri che gli M5s voteranno a favore degli emendamenti del Carroccio per mettere in difficoltà Renzi, benché i pentastellati, interpellati dai cronisti, affermano che invece voteranno per il ddl Cirinnà. Tolti i circa 30 voti di M5s occorre recuperare almeno quelli dei cattoDem (30), se non anche di Ap (32), ricostituendo cioè la maggioranza di governo. La prima mossa in tal senso dovrebbe essere allora il voto per parti separate dell'emendamento Marcucci: prima quella sulla stepchild adoption, che potrebbe essere anche bocciata così da permettere poi di votare tutti gli emendamenti all'articolo 5, e successivamente la parte restante del canguro; una volta approvata questa seconda, decadrebbero migliaia di emendamenti, compresi quelli «trappola» della Lega.  Ma questa mossa riguarderebbe solo il primo passaggio, quello cioè relativo al super-canguro di Marcucci per falcidiare gli emendamenti ostruzionistici. Più avanti si arriverebbe comunque all'articolo 5 sulla stepchild adoption e qui il Pd dovrebbe decidere se accettare la sostituzione con l'affido rafforzato chiesto dai cattoDem, mantenendo così la compattezza della maggioranza di governo anche per il voto finale. Oppure, in nome della libertà di coscienza, non dare indicazioni di voto affidando l'esito all'Aula che si esprimerà a scrutinio segreto: tale alternativa fa sollevare dubbi in quei Dem che non credono più nell'appoggio di M5s, che hanno già cambiato posizione quattro volte. Ma l'ipotesi della rinuncia alla stepchild adoption come verrebbe presa dalle componenti di sinistra del Pd?

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