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CARCERI SOVRAFFOLLATE, NAPOLITANO:
"PENE ALTERNATIVE UNICA SOLUZIONE"

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CARCERI SOVRAFFOLLATE, NAPOLITANO:
"PENE ALTERNATIVE UNICA SOLUZIONE"

ROMA - Amnistia o indulto e pene alternative. Le ricette sono poche, Giorgio Napolitano non ne esclude nessuna. Le carceri sono uno spettacolo «indegno» che «non fa onore all’Italia». Il Capo dello Stato ha preso carta e penna e ha lanciato l’allarme.
L’inferno dei detenuti è noto: in 66. 300 sono stipati lì dove dovrebbero entrarne 44. 500. I sindacati della polizia penitenziaria lo gridano da tempo e finora, a parte le dichiarazioni di intenti di qualche ministro dell’Interno o della Giustizia, le istituzioni erano rimaste sostanzialmente sorde alla problematica. Napolitano ne aveva parlato lo scorso anno, dopo una visita nel penitenziario minorile di Nisida. «Il sovraffollamento è una vergogna. Non sono degne di essere umani le carcere sovraffollate», disse allora sgomento dopo il confronto con i giovani reclusi. C’era il Governo Berlusconi e il confronto tra maggioranza ed opposizione era durissimo. Oggi il clima è cambiato, migliorato il dialogo politico, e Napolitano è tornato sull’argomento. Si muovano le Camere, pungola il Capo dello Stato nella nota, prendano in esame la possibilità di «provvedimenti di clemenza» (cioè amnistia o indulto) e facciano rispettare il dettame costituzionale che vuole la detenzione come rieducazione e non pena fine a se stessa. Quindi l’invito: «Siano introdotte pene alternative al carcere». Un messaggio politico al Parlamento: bisogna mettere mano ad una riforma dell’articolo 79 della Costituzione, che rende difficile l’approvazione di provvedimenti di clemenza. La sollecitazione viene recepito dal mondo poltico in un clima di concordia. Dice no solo la Lega Nord: «Proposta irricevibile», chiude il capogruppo del Carroccio in commissione Giustizia alla Camera, Nicola Molteni.
Ieri Napolitano è tornato ad occuparsi anche del caso Sallusti: il Capo dello Stato e il ministro Severino hanno convenuto sulla esigenza di modifiche normative in materia di diffamazione a mezzo stampa.
E nel giorno in cui la commissione Giustizia del Senato preme sull’acceleratore del ddl Anticorruzione, spunta a sorpresa un emendamento del Pdl, subito ribattezzato «Anti-Batman»: dai 2 ai 6 anni di carcere per gli amministratori pubblici che commettono reati come quelli di Franco Fiorito o Luigi Lusi. .

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