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Migranti, emergenza sempre più grave: preoccupano i casi di influenza

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Migranti, emergenza sempre più grave: preoccupano i casi di influenza

Mercoledì 19 Ottobre 2016, 09:30

di Simona Romanò
Il numero esplosivo di migranti nell’hub di via Sammartini fa scattare la paura anche per una semplice influenza. Il sovraffollamento fa temere un contagio rapido tra gli ospiti appena il virus si manifesterà. «Stiamo valutando di ricorrere al vaccino», ha annunciato Giorgio Ciconali, direttore del Servizio igiene Asl.  Non è emergenza sanitaria, ma c’è grande preoccupazione perché ora - dopo 4 mesi di flussi incessanti - il sistema dell’accoglienza non riesce più ad affrontare le ondate di arrivi. All’hub si accettano da due notti, in via prioritaria, le donne e i bambini. Da domenica si viaggiava a quota 730 persone ospitate. E, dopo l’invito dei sanitari di abbassare il numero, gli operatori hanno compiuto un piccolo miracolo: la notte scorsa, infatti, hanno dormito nei locali vicino la Stazione Centrale 363 profughi; di questi, 70 erano uomini e i restanti erano mamme con minori. «Abbiamo dimezzato il numero potenziando gli altri centri, come l’ex Palasharp», spiega Alberto Sinigallia presidente di progetto Arca.  È stata riaperta l’ex biblioteca, attrezzata con brandine, di via San Marco, mentre è già piena l’ex caserma di via Corelli con i 200 posti. Così, mentre l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino chiede che «la prefettura intervenga in tempi rapidi per alleggerire la presenza dei profughi a Milano» crescono i timori sul fronte sanitario. A smorzarli è Ciconali: «La situazione è sotto controllo. I casi di scabbia sono identificati e trattati rapidamente. Per la varicella provvediamo a vaccinare le fasce a rischio, come le donne in età fertile e per la tubercolosi effettuiamo il test per diagnosticarla».  Preoccupato l’assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera, ieri all’hub: «I locali sono inadeguati. I letti sono accatastati e i bagni sono insufficienti. L’ambulatorio visita i profughi che dormono all’interno, ma non riesce a garantire assistenza per quelli che stanno all’esterno».


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