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L'Aids resta un male sconosciuto: i milanesi non sanno nulla della malattia e del contagio

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L'Aids resta un male sconosciuto: i milanesi non sanno nulla della malattia e del contagio

Venerdì 2 Dicembre 2016, 08:58

di Simona Romanò
L’Aids rimane un male sconosciuto, soprattutto fra i giovani. Un ragazzo su 3 crede che si posso trasmettere con un bacio, uno su 4 teme di ammalarsi usando le stoviglie di un sieropositivo. Poco informati anche gli adulti: l’8.6% vede con sospetto l’utilizzo di bicchieri e forchette, il 13.9% è preoccupato per le punture di zanzara.  Sono i dati allarmanti diffusi dalla Caritas Ambrosiana, che ha effettuata un’indagine su un campione di 20mila persone in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, celebrata ieri con tante iniziative fino al 14 dicembre per sensibilizzare l’opinione pubblica. Quasi quarant’anni anni dopo la grande paura degli anni ’80, quando “la peste del Duemila” mieteva vittime, le dicerie e le false convinzioni non sono superate. «Abbiamo imparato a combattere la malattia, ma non i pregiudizi, che sono immutati», ha commentato Luciano Gualzetti, direttore della Caritas. Gli incontri effettuati nelle diocesi hanno permesso di fare chiarezza.  L’allarme Aids non cessa: a Milano si conta il 70% (34% donne) delle infezioni dell’intera Lombardia (in tutto circa 26mila). Sono pazienti in cura nelle strutture ospedaliere del capoluogo. Ogni giorno, in città, 3 persone sono contagiate dal virus dell’Hiv, ma non lo sanno e rientrano nel cosiddetto «bacino degli inconsapevoli», mentre altre 3 scoprono di essere sieropositive. Il numero di neo-infetti è costante da almeno un decennio: una patologia trasversale che colpisce indistintamente, non è vi quindi uno stereotipo.  L’arma vincente è la diagnosi precoce. In prima linea per contrastare una delle malattie del secolo è la Regione dove ieri, con un flash-mob di centinaia di milanesi, si è formato sotto il Pirellone un mega fiocco rosso, simbolo della prevenzione. Non è da meno Palazzo Marino con l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino che annuncia «fondi per percorsi educativi nelle scuole, perché i ragazzi vanno avvicinati, ma senza allarmismi».

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