Papa, Sos sui genitori Peter Pan: "Che tristi quei lifting". E cita Anna Magnani
di Franca Giansoldati

Papa, Sos sui genitori Peter Pan: "Che tristi quei lifting". E cita Anna Magnani

CITTÀ DEL VATICANO Che triste tingersi i capelli per nascondere la propria età. E poi i lifting, il cancellare le rughe e il voler sembrare giovani a tutti i costi. Ma quanti danni fanno i genitori Peter Pan sui propri figli? Vade retro chirurgia estetica. Il tema che affronta il Papa è serio, serissimo: parla della cultura della competizione tra genitori e figli, con i “ragazzi che vogliono essere grandi e i grandi che sono diventati adolescenti”. Il mondo sottosopra con una serie di danni educativi collaterali. Al Laterano, al convegno diocesano, al Papa viene persino in mente quella celebre frase di Anna Magnani quando rispondeva a chi le suggeriva di ringiovanirsi un po', che quelle rughe che le solcavano il volto erano preziose, visto che le erano costate una intera vita. «Oggi si parla più di lifting che di cuore».

Il tema dell'educazione dei genitori che devono tornare a fare i genitori e smettere di fare i ragazzini è stato al centro di una complessa lettura sociologica del mestiere più difficile del mondo, essere madri e padri responsabili, equilibrati, maturi. Stavolta più che rivolgersi alla sua diocesi il Papa è sembrato allargare l'orizzonte all'interno Occidente visto che lì gli adolescenti risentono dell'assenza di modelli con i quali confrontarsi. «Sono esclusi dai processi di crescita visto che gli adulti occupano il loro posto». Anche a Roma, come in altre città funziona così. «Non possiamo ignorare questa cultura dal momento che è una aria che tutti respiriamo». La competizione generazionale in altre epoche non esisteva o rappresentava un trend marginale. «Il fatto è che siamo passati dal confronto alla competizione».

L'antidoto potrebbe essere tornare quello di tornare alla memoria, alle radici, riscoprire la cultura degli anziani («ormai ridotti a scarti, persino nelle famiglie»), educare all'austerità i propri figli per insegnare loro il meglio non l'effimero. Il discorso preparato da Papa Francesco non concede nulla alla politica, nemmeno un cenno sulle vicende capitoline o l'avvicendamento diocesano tra il cardinale Vallini e monsignor De Donatis. «La complessità della Capitale non ammette sintesi riduttive, piuttosto ci stimola a un 
modo di pensare poliedrico, per cui ogni quartiere e zona trova 
eco nella diocesi e così la diocesi può farsi visibile, palpabile 
in ogni comunità ecclesiale, con il suo proprio modo di essere».

Sicuramente è da contrastare la tendenza ad essere una società liquida, sradicata, quasi anomica. «Oggi le reti sociali
 sembrerebbero offrirci questo spazio di ’rete’, di connessione
con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un
gruppo. Ma il problema che comportano è che ci lasciano come ’per aria’ e perciò molto
’volatili’. Una società gassosa. Non c’è peggior alienazione per una persona di sentire
che non ha radici, che non appartiene a nessuno». E i giovani? «Spesso pensiamo che 
l’educazione sia impartire conoscenze ma poi lungo il cammino lasciamo 
degli analfabeti emotivi e ragazzi con tanti progetti incompiuti 
perché non hanno trovato chi insegnasse loro a ’fare. Abbiamo concentrato l’educazione nel cervello trascurando il 
cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione 
sociale». Alla fine ha salutato tutti i delegati. Vallini e De Donatis si sono offerti ad accompagnarlo alla macchina, ma il Papa ha insistito per andare da solo e si è congedato con una esilarante battuta: «Ora Cristo se ne va, e restano i due ladroni». 
Lunedì 19 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 22:15
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