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Omicidio Rosboch, un pensionato: "Comprai
casa a Gabriele con i miei soldi" -Foto

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Omicidio Rosboch, un pensionato: "Comprai
casa a Gabriele con i miei soldi" -Foto
Interrogatorio per Gabriele Defilippi (Fotogramma)

Martedì 23 Febbraio 2016, 13:18

La verità dietro l'omicidio di Gloria Rosboch potrebbe essere contenuta nella cassetta di sicurezza di una banca di Forno Canavese, nella profonda provincia di Torino. O almeno è quello che sperano gli inquirenti, dal momento che la vicenda, invece di chiarirsi, sta assumendo connotati sempre più oscuri.  Per l'omicidio della professoressa di francese di Castellamonte sono attualmente in carcere Gabriele Defilippi, ex studente di Gloria Rosboch, la madre Caterina Abbattista e l'amico-amante del giovane, il 54enne Roberto Obert. A gettare un'ulteriore sfumatura inquietante alla vicenda è la testimonianza di un pensionato, Silvio Chiappino: «Comprai la casa di Gassino e la ristutturai per Caterina e i suoi figli. Ho speso 271 mila euro, l'ho fatto perché amavo quella donna. All'atto notarile risulta che il proprietario della casa è Gabriele per 9/10, la restante parte è del fratello minore». Questa testimonianza ha lasciato ancora più di sasso gli inquirenti: come può un uomo in pensione che vive in una cascina con l'anziana madre possedere un milione di euro?
 
  Intanto, proseguono gli interrogatori in carcere, e questa volta Gabriele è apparso agli inquirenti meno freddo, lucido e distaccato. «Io volevo restituire i soldi, ma Roberto ha solo finto di volerlo fare, poi ha ucciso Gloria Rosboch. Quell'uomo mi violentò per la prima volta quando avevo 15 anni, da allora mi ha sempre soggiogato», l'accusa del giovane all'amante e complice. Che però respinge al mittente ogni accusa: «Ero io a guidare l'auto, mentre Gloria sedeva davanti accanto a me. Dal sedile posteriore Gabriele ha tirato fuori un laccio e l'ha strangolata, ho provato a impedirlo ma non ce l'ho fatta».  Defilippi e Obert sembrano concordare solo su un aspetto: Caterina Abbattista non c'entra con l'omicidio. La donna lo ha ribadito ancora: «Quel giorno ero in ospedale, ci sono moltissime persone che possono confermarlo. Ho coperto mio figlio perché me lo aveva imposto, è un violento». Non basta, però, per la scarcerazione. Lo riporta La Stampa.

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