'Mettiamo giudizio', il rapporto tra toghe e politica nel nuovo libro di Michele Vietti
di Mario Fabbroni

'Mettiamo giudizio', il rapporto tra toghe e politica nel nuovo libro di Michele Vietti

Prosa discorsiva, concetti chiari, posizioni nette. Mettiamo giudizio, il libro di Michele Vietti (magistrato, ex vicepresidente del Csm, ex deputato centrista e sottosegretario alla Giustizia) contiene i risultati della Commissione per la Riforma dell'Ordinamento Giudizario (da lui presieduta) ma soprattutto offre soluzioni auspicabili per far uscire il settore dall'impasse.

«Il filo rosso che attraversa i capitoli è quello che giustizia e organizzazione non sono affatto incompatibili - dice Vietti, che oggi (ore 15) presenta il suo lavoro a Roma presso la sala Giallombardo della Corte di Cassazione insieme al ministro Orlando, al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e al Presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio -. La digitalizzazione è fondamentale per avere una tempistica certa ma serve dare il via ad una vera specializzazione da parte dei magistrati, che non possono più fare di tutto. Il che porta a soddisfare anche la richiesta del sistema economico, ovvero pronunce prevedibili». 

Addirittura Vietti va oltre i risultati della Commissione, perché ritiene che la discesa in politica dei magistrati sia «un viaggio di sola andata. Secondo me, il magistrato che sceglie la politica non può più tornare indietro: prendere partito infatti è l'esatto contrario dell'essere imparziale, postulato fondamentale nell'esercizio dell'azione giudicante».
Bastano questi cambiamenti per garantire efficacia? «Ne sono convinto - chiosa Vietti -. Come nella musica, non servono gli acuti delle primedonne ma bravi cantanti che sanno fare squadra. Così vien fuori un'opera di successo».
Martedì 21 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 09:17
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