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Strangolò la vicina. Killer ​confessa un altro delitto: "Le ho uccise tutte io"

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Strangolò la vicina. Killer ​confessa  un altro delitto: "Le ho uccise tutte io"

Mercoledì 2 Marzo 2016, 15:11

MESTRE - Colpo di scena sul delitto di Lida Taffi Pamio, 87enne strangolata nel suo appartamento nel 2012: Susanna Lazzarini, già in carcere per aver ucciso il 29 dicembre scorso l'amica della madre Francesca Vianello, ha confessato anche il primo delitto. Una svolta clamorosa, considerando che per l'uccisione di Lida Taffi Pamio era stata accusata e condannata dalla Corte d'Assise Monica Busetto. La donna si era sempre proclamata innocente e ora è stata immediatamente scarcerata su disposizione della Corte d'Assise d'Appello.  IL DELITTO VIANELLO
Milly, così era conosciuta Susanna Lazzarini, è crollata e, in lacrime, ha ammesso di aver ucciso l’anziana amica di sua madre, l’ottantaduenne Francesca Vianello, i primi giorni dello scorso gennaio. Martedì 29 dicembre il corpo della vittima è stato trovato riverso sul pavimento a testa in giù. Sul collo la corda che l'assassino le aveva stretto fino a strozzarla .La vittima aveva aperto la porta, conosceva Milly, figlia di una sua amica e non credeva di avere qualcosa da temere. E invece lei l'ha strangolata. Era andata dall’amica dell’anziana madre per chiedere in prestito trecento euro per fare un regalo per Natale ai due figli e per comperare qualcosa di particolare da mettere in tavola per le feste, pensava fosse tutto semplice, ma invece l'incontro si è trasformato in tragedia.  IL DELITTO PAMIO
Era il 20 dicembre 2012  quando Mestre, nel pomeriggio del giovedì prima di Natale, venne sconvolta da un delitto tanto atroce quanto assurdo. Lida Taffi Pamio, 87 anni ben portati, infatti, venne letteralmente massacrata nel suo appartamento al secondo piano del condominio di via Vespucci 13 dove viveva da sola dopo aver perso l’unico figlio e il marito. Raccapricciante la scena che si è presentata ai primi soccorritori: sul pavimento del salotto il corpo dell’anziana era in un lago di sangue trafitto almeno una decina di volte con quattro coltelli presi dal ceppo in cucina e impugnati con una furia tale da spezzarne tre, tanto che le lame sono rimaste conficcate nella carne: fendenti talmente violenti da squarciare il cuore e trapassare il corpo da parte a parte. Non una rapina, l'efferatezza del delitto portò gli inquirenti sulla pista del movente personale: venne accusata Monica Busetto, la 51enne vicina di casa della vittima e operatrice socio-sanitaria del Fatebenefratelli di Venezia. La Corte d’Assise di Venezia aveva condannato Monica Busetto a 24 anni di reclusione, oggi la donna è stata scarcerata.

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