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Caporalato, in 400mila lavorano nei campi.
E la paga è da fame: "2,50 euro all'ora"

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Caporalato, in 400mila lavorano nei campi.
E la paga è da fame: "2,50 euro all'ora"

Martedì 23 Febbraio 2016, 17:00

Più di dodici ore di lavoro nei campi per un salario di 25-30 euro al giorno, meno di 2 euro e 50 l'ora. È la situazione in cui lavorano in Italia 400 mila lavoratori sfruttati dal caporalato, stranieri nell'80% dei casi. È quanto emerge da uno studio di The European House-Ambrosetti su dati Flai Cgil relativi al 2015, presentato al convegno di Assosomm-Associazione italiana delle agenzie per il lavoro 'Attiviamo lavoro.   Le potenzialità del lavoro in somministrazione nel settore dell'agricoltura'. Gli oltre 80 distretti agricoli italiani in cui si pratica il caporalato vedono in 33 casi condizioni di lavoro «indecenti» e in 22 casi condizioni di lavoro «gravemente sfruttato» e sottraggono alle casse dello Stato circa 600 milioni di euro ogni anno.  Alla paga di chi lavora sotto caporali, pari alla metà di quanto stabilito dai contratti nazionali, inoltre, devono essere sottratti i costi del trasporto, circa 5 euro, l'acquisto di acqua e cibo, l'affitto degli alloggi ed eventualmente l'acquisto di medicinali. Infatti il 74% lavoratori impiegati sotto i caporali è malato e presenta disturbi che all'inizio della stagionalità non si erano manifestati.   Le malattie riscontrate sono per lo più curabili con una semplice terapia antibiotica ma si cronicizzano in assenza di un medico a cui rivolgersi e di soldi per l'acquisto delle medicine. Ad aggravare la situazione contribuisce poi il sovraccarico di lavoro, l'esposizione alle intemperie, l'assenza di accesso all'acqua corrente, che riguarda il 64% dei lavoratori, e ai servizi igienici, che riguarda il 62%. Solo nell'estate 2015 lo studio stima che le vittime del caporalato sono state almeno 10.   IL MINISTRO MARTINA Nella lotta al caporalato «la certificazione etica va sperimentata, perché il cittadino-consumatore deve poter scegliere una produzione agroalimentare sulla base di questa certificazione. Il tema è delicato, non vogliamo aggiungere bollino a bollini, ma servono meccanismi di premialità per le imprese che sviluppino un percorso di legalità nel settore primario». Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, intervenuto al convegno di Assosomm-Associazione italiana delle agenzie per il lavoro 'Attiviamo lavoro. Le potenzialità del lavoro in somministrazione nel settore dell'agricoltura'.   Il ministro, nelle invitare le agenzie per il lavoro a partecipare al Tavolo di lavoro sul caporalato, ha sottolineato l'importanza di migliorare i meccanismi di adesione alla Rete di lavoro di qualità. «C'è anche da fare una pensata sul meccanismo di trasporto dei lavoratori - ha detto Martina - perché in questo servizio spesso scattano dinamiche illegali. La proposta di legge sul caporalato, ora incardinata al Senato, vuole attivare una riflessione sulla certificazione del buon lavoro agricolo. Spero che il Parlamento - ha concluso il ministro - approvi la legge nel più breve tempo possibile. Se stiamo ai fondamentali, gli otto articoli, senza aprire 8mila fronti non arriviamo fuori tempo massimo. Tantopiù importante quando si lavora sulla vita delle persone, i lavoratori stagionali sui campi».  “ECCO COME COMBATTERLO” «Diritti e trasparenza» per combattere lavoro sommerso e caporalato nel settore agricolo anche «grazie ai contratti di somministrazione». Poi una proposta concreta: «far nascere un comitato, un tavolo tecnico che cerchi di trovare soluzioni per comprendere la fattibilità e la strutturalità di buone prassi, e che sia in grado di interagire con la Rete di Qualità già operante dal primo settembre dello scorso anno». È la proposta lanciata da Rosario Rasizza, Presidente Assosomm, Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro, nel corso del Forum «Attiviamo Lavoro - Le potenzialità del lavoro in somministrazione per il settore dell'Agricoltura» promosso da Assosomm e organizzato da The European House - Ambrosetti.   Fra gli attori da coinvolgere al tavolo per Rasizza ci sono quindi «le associazioni datoriali, organizzazioni sindacali del settore dell'agricoltura, le associazioni del lavoro in somministrazione e le istituzioni di riferimento, come il Ministero delle Politiche Agricole e il Ministero del Lavoro». Nel report presentato e' poi emersa una presenza «ancora limitata» delle agenzie per il lavoro nel settore agricolo in Italia che riguarda l'1,2% del totale degli avviamenti in somministrazione, in un comparto per cui «si registra la maggiore incidenza dei fenomeni di sommerso occupazionale».   Il tasso di irregolarità per i lavoratori impiegati nel settore dell'agricoltura è infatti «l'unico ad essere aumentato passando dal 18,5% del 2000 al 22,3% del 2013». I dati inoltre fanno emergere una «lieve differenza» fra Nord e Sud Italia con un tasso di irregolarità per i lavoratori agricoli del 25,7% nel mezzogiorno, del 24,9% nel Nord-Est, del 24,6% nel Centro, e infine del 22,7% nel Nord-Ovest. 

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