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Bruxelles, il dramma dei familiari di Patricia:
"Genitori distrutti, stiamo vivendo un inferno"

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Giovedì 24 Marzo 2016, 13:31

«Siamo frastornati, all'improvviso ci ritroviamo in questo baratro, un dolore immenso, un vero e proprio inferno. Ci auguriamo che tutto si possa risolvere positivamente e che Patricia possa essere ritrovata». A dirlo all'AdnKronos è Mario Niffeci, un familiare di Patricia Rizzo, la funzionaria italiana dell'Ercea, l'agenzia del Consiglio europeo per la ricerca, dispersa a Bruxelles dopo gli attentati kamikaze di martedì mattina. Da allora di lei, 48 anni, figlia di genitori italiani originari di Calascibetta (Enna), emigrati in Belgio, non si hanno più notizie. E ad alimentare la preoccupazione c'è il fatto che la donna viaggiava ogni mattina sulla linea della metropolitana scelta dai terroristi per l'attentato.  «Lanciamo un appello a chiunque abbia sue notizie di farsi vivo - dice la moglie di Niffeci, Maria Giuseppa Lo Cascio -. Magari Patricia è ferita, si trova in qualche ospedale e non può parlare. Viviamo ore di grande ansia e non ci sono parole per esprimere il dolore della famiglia. I genitori sono distrutti, ieri al telefono sono scoppiati in lacrime. È una tragedia troppo grande». La speranza di Mario Niffeci e della moglie è che «la si possa trovare viva e non tra le vittime», anche se «mano a mano che passano le ore il timore cresce».  A Calascibetta, piccolo centro della provincia di Enna, tutti ricordano i nonni di Patricia. Sono emigrati in Belgio nel 1962, insieme alla mamma di Patricia, che all'epoca aveva 16 anni. Patricia è nata in Belgio, ma ha mantenuto la cittadinanza italiana. «A Calascibetta era venuta per un paio di giorni l'estate scorsa, tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre - ricorda Maria Giuseppa Lo Cascio -. Era con un'amica e avevano in programma un giro in Sicilia. Anche i suoi genitori tornavano spesso a Calascibetta».  L'ultimo contatto risale a Natale. «Ci siamo fatti gli auguri - ricordano marito e moglie -. Patricia è solare, cordiale, autonoma, una donna in gamba, meravigliosa». A Calascibetta appena si è diffusa la notizia è cresciuta la preoccupazione. «Tutta la comunità è in apprensione - concludono i familiari di Patricia -. Speriamo di poter avere presto buone notizie». Ma il timore di una fine tragica con il passare delle ore aumenta. «È un dolore troppo grande» continuano a ripetere marito e moglie. 

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