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Auto imbottita di gas contro la polizia, morto l'attentatore.
"Già schedato, ma aveva porto d'armi"

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Lunedì 19 Giugno 2017, 16:16

Schedato dagli 007 francesi per radicalizzazione ma con regolare porto d'armi. All'indomani delle elezioni legislative, Parigi ripiomba nella paura di un nuovo attentato terroristico. Adan Lofti Djaziri, un trentunenne francese già bollato con la lettera 'S' degli individui a rischio, si è schiantato volontariamente con la sua Renault Megane contro un furgone della Gendarmeria di pattuglia sugli Champs-Elysées. 
La notizia è destinata a suscitare un vespaio di polemiche su un nuovo clamoroso flop dell'intelligence: schedato per radicalizzazione, l'uomo era titolare, - secondo informazioni raccolte da BFM-TV - di regolare porto d'armi. A quanto riferito dall'emittente, aveva ottenuto un permesso per ben «tre armi» da fuoco di uso sportivo valido fino al 2020. Perquisizioni sono attualmente in corso presso il suo domicilio nella banlieue parigina. A bordo della camionetta, che al momento dell'attacco, intorno alle 15:40, si trovava sul Rond-Point degli Champs-Elysées, c'erano otto agenti, tutti illesi. Il furgone delle forze dell'ordine viene urtato violentemente. 
 
 
Secondo una prima versione del Parisien, i militari scendono, cercano di estrarre l'aggressore incosciente dall'abitacolo in fiamme ma non c'è niente da fare: morirà qualche minuto dopo per gravi lesioni. Altri media si chiedono se il decesso non sia invece dovuto al fuoco difensivo degli agenti. In ogni caso, secondo fonti di polizia, ad appiccare il fuoco all'interno della Megane è stato lui stesso. 
 
 

Nato nel 1985 ad Argenteuil, nella banlieue parigina, è l'unica vittima di una vicenda affidata alla procura antiterrorismo. «Ancora una volta le forze di sicurezza in Francia vengono colpite con questo tentativo di attentato»: ha deplorato il ministro dell'Interno Gérard Collomb, recatosi sul posto per solidarizzare con gli agenti. «Nell'auto - ha aggiunto - c'erano diverse armi ed esplosivi che avrebbero dovuto far esplodere il veicolo». 
Le Parisien parla di due bombole a gas, due pistole automatiche e due kalashnikov. Per il ministro, quanto accaduto conferma la «minaccia estremamente elevata» e la necessità di varare la legge antiterrorismo promessa dal presidente Emmanuel Macron. In un tweet pubblicato alle 16.01 la Préfecture de Police lanciava l'allarme invitando i parigini ad «evitare il settore». Chiuse le linee 1, 8, 12 e 13 della metropolitana, evacuato il cantiere del vicino teatro Marigny, mentre i media di mezzo mondo riferivano di un uomo a terra e di un'auto in fiamme all'altezza della fermata Franklin Roosevelt, dietro al Grand Palais.     Per il secondo attentato dell'era Macron, dopo quello del 6 giugno contro una pattuglia a Notre-Dame da parte di un sedicente soldato dell'Isis, si ripete lo schema degli ultimi attacchi: un individuo, isolato, questa volta a bordo di un'auto, che si lancia contro uno o più agenti, cercando di fare il massimo di vittime. Sempre sugli Champs-Elysées, alla vigilia delle presidenziali, l'agente Xavier Jugelé venne ucciso da un altro «lupo solitario» della jihad.  La Francia vive in stato d'emergenza dagli attentati del 13 novembre del 2015. Macron ha chiesto la proroga delle misure speciali fino al primo novembre, in attesa che venga varata la legge antiterrorismo da lui promessa. Appena dieci giorni fa, l'Eliseo annunciava la creazione di una task-force anti-jihad. Si tratta di un nucleo di 20 strateghi con pieni poteri su tutte le strutture dei servizi - DGSI (sicurezza interna), DGSE (sicurezza interna) DRM (controspionaggio militare) - che hanno clamorosamente mostrato la loro disorganizzazione da quando la Francia è nel mirino. 

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