Oxfam: 65,6 milioni di rifugiati, la più grave crisi da Seconda guerra mondiale

I nuovi dati sulla crisi globale dei rifugiati e sfollati, saliti a 65,6 milioni di persone, sono sconvolgenti. Dati che testimoniano come oggi ci troviamo di fronte alla più grave crisi umanitaria dalla Seconda Guerra Mondiale, in cui un numero sempre crescente di persone ha bisogno urgente di sostegno, protezione e accoglienza. Così Oxfam commenta i numeri diffusi oggi dall’Unhcr (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati). Un quadro che sta divenendo sempre più complesso di anno in anno, anche a causa della scelta di molti paesi di chiudere le frontiere a uomini donne e bambini costretti a fuggire da guerre, persecuzioni, disastri naturali e povertà. Una scelta che spesso continua a lasciare centinaia di migliaia di famiglie senza alcuna speranza di una vita migliore.

IN SIRIA SITUAZIONE DRAMMATICA Una delle situazioni più drammatiche è quella in Siria, dove decine di milioni di persone, sono sull’orlo della carestia intrappolate in un paese devastato da oltre 6 anni di guerra che ha prodotto oltre 2 milioni di vittime e feriti e più di 12 milioni di sfollati alla fine del 2016. “Il numero enorme di sfollati raggiunto oggi – il più alto da quando l’Onu ha cominciato a diffondere i dati su questa tema – è composto da persone costrette spesso a sopravvivere in circostanze inimmaginabili – afferma il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri - I dati diffusi dall’Unhcr dimostrano che la comunità internazionale ha il dovere di fornire immediatamente alternative sicure a queste persone, lavorando insieme per affrontare le cause principali di quella che è una delle questioni centrali della nostra epoca. Purtroppo però le soluzioni approntate fino ad ora si sono dimostrate quasi del tutto insufficienti. Per questo motivo, i membri della comunità internazionale dovrebbero imparare dall’esempio offerto da altri paesi che, seppur poveri, sono disposti ad aprire le proprie porte, per offrire quel poco che hanno a chi ha più bisogno. Come l’Uganda, che ha accolto centinaia di migliaia di rifugiati”.

IN ATTESA DI UN ACCORDO Nell’ultimo anno, Oxfam ha lavorato ogni giorno per aiutare oltre 6,7 milioni di persone in paesi colpiti da conflitti. Famiglie vulnerabili costrette a separarsi, donne e bambini vittime di politiche che negano i loro stessi diritti. “Nel 2018 le Nazioni Unite negozieranno un nuovo accordo sui rifugiati e i migranti - aggiunge Barbieri - Un negoziato che per avere efficacia dovrà spingere i singoli Stati a condividere insieme le medesime responsabilità, per la protezione di tutti coloro che sono costretti ad abbandonare le loro case per trovare salvezza”. L’inadeguatezza del sistema di accoglienza in Italia: ancora minori e migranti vulnerabili finiscono per strada A un anno dall’inizio del progetto Open Europe – nato con l’obiettivo di fornire assistenza legale, sanitaria e di prima accoglienza ai migranti esclusi dal sistema per richiedenti asilo in 6 province siciliane – Oxfam denuncia inoltre come siano ancora moltissimi i migranti giunti sulle nostre coste a cui vengono negati i diritti più essenziali.

LA FOTOGRAFIA Una situazione che non risparmia le persone più vulnerabili, inclusi minori non accompagnati, di fronte a numeri in crescita: sono oltre 6.200 i minori sbarcati sulle nostre coste solo nel 2017, secondo i dati del Ministero degli Interni. Eloquente la fotografia restituita dal lavoro realizzato negli ultimi 12 mesi dalle unità mobili di Oxfam, grazie alla collaborazione con la Diaconia Valdese e le associazioni Borderline, MEDU e AccoglieRete. Su oltre 900 migranti intercettati e assistiti - nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta e Agrigento – circa il 31% è costituito da minori non accompagnati (il 16%) e da genitori con figli piccoli (il 15%). Sono uomini, donne e bambini in fuga da paesi come Eritrea, Somalia, Nigeria o Sudan, a causa di conflitti, persecuzioni e carestie, che il nostro sistema respinge con fogli di via.

La stragrande maggioranza di loro, l’85%, è arrivato attraverso la Libia e il Mediterraneo e nel 18% dei casi dichiara di essere stato vittima di tortura e altri trattamenti inumani e degradanti. Persone che spesso si ritrovano per strada per mesi interi, senza alcun aiuto. Già perché sebbene nel 60% dei casi i migranti vengono intercettati dalle unità mobili di Oxfam entro un mese dall’arrivo in Italia, in alcuni casi le persone soccorse dichiarano di essere nel nostro paese da oltre 24 mesi. “Chi riceve un foglio di via ed è arrivato in Italia a costo della vita, se anche volesse, non avrebbe i mezzi economici per rientrare nel proprio paese, né potrebbe farlo, in assenza di documenti e titoli di viaggio. – afferma il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri - Le persone respinte non possono quindi che andare a ingrossare le fila degli irregolari, costretti in alloggi di fortuna, senza nessuna prospettiva. Non possiamo abbandonarli, non possiamo permettere che i minori semplicemente scompaiano dal sistema di accoglienza.

Per questo chiediamo al governo di affrontare ora e nel modo più inclusivo possibile, quella che resta una vera e propria emergenza sociale, dando il prima possibile piena applicazione alla legge Zampa”. Prioritario il potenziamento di Corridoi umanitari sicuri verso l’Italia e l’Europa Per evitare il susseguirsi e l’intensificarsi di continue tragedie nel Mediterraneo durante l’estate è allo stesso tempo prioritario il potenziamento di canali umanitari sicuri, verso l’Italia e l’Europa. “Oxfam ha aderito dallo scorso aprile al progetto “Corridoi umanitari” con l’obiettivo di garantire accoglienza e un accesso sicuro a 500 siriani entro l’anno da paesi di transito come Libano, Marocco e Etiopia – conclude Barbieri –. Un progetto realizzato assieme alla Comunità di Sant’Egidio, alla Diaconia Valdese e alla Federazione delle Chiese evangeliche, che rappresenta per adesso l’unica risposta concreta di accesso sicuro in un’Europa che ha adottato politiche di chiusura delle frontiere come unico strumento di gestione dei flussi migratori. Tutto ciò però non è sufficiente. Serve al più presto la creazione di diversi e più ampi canali in grado di permettere l’accesso regolare per motivi di lavoro, procedure più efficaci per la protezione internazionale- anche attraverso la concessione di visti per motivi umanitari- e politiche più flessibili per i ricongiungimenti familiari”.

Lunedì 19 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 21:11
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