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Statali, raggiunto l'accordo: "Aumenti non inferiori a 85 euro"

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Statali, raggiunto l'accordo: "Aumenti non inferiori a 85 euro"

Mercoledì 30 Novembre 2016, 19:19


Incrementi contrattuali in linea a quelli riconosciuti mediamente ai lavoratori privati e comunque non inferiori a 85 euro mensili medi; riequilibrio, a favore della contrattazione, del rapporto tra le fonti che disciplinano il rapporto di lavoro. Sono i due punti chiave del testo definitivo dell' accordo sui contratti nelle pubblica amministrazione firmato a Palazzo Vidoni da Governo e sindacati. Rispetto alla bozza di inizio incontro, ci sono alcune aggiunte significative. Nella parte economica, c'è una formula che consente di non neutralizzare l'effetto del bonus degli 80 euro nei casi in cui l'incremento contrattuale porta sopra la soglia di reddito prevista per il bonus: «le parti si impegnano, nella sedi dei tavoli di contrattazione, ad evitare eventuali penalizzazioni indirette, una volta verificate, prodotte dagli aumenti contrattuali sugli incrementi già determinati dal dl 24 aprile 2014 (decreto sul bonus degli 80 euro)».​    L'intesa sblocca, dopo sette anni, la contrattazione per 3,3 milioni di dipendenti. La ministra della P.a, Marianna Madia, parla di un patto «innovativo» che mette fine ai «premi a pioggia» e promuove la «lotta all'assenteismo», ridando «spazio alla contrattazione». L'aumento, chiarisce la ministra, è «medio» perché andrà poi graduato sui diversi livelli di reddito, con «una maggiore attenzione e un maggiore sostegno ai redditi bassi».    «Dopo anni di blocco della contrattazione, di promesse mancate, di sacrifici dei lavoratori, si intravvede una concreta possibilità di rinnovare i contratti. Ogni punto dell'intesa prevede uno strumento di attuazione degli impegni assunti: legge di bilancio, atto di indirizzo sulla contrattazione, riscrittura del testo unico che ci consentirà di verificare passo dopo passo se siamo sulla strade per un rinnovo positivo dei contratti». Così Cgil, Fp Cgil e Flc Cgil commentando l'accordo raggiunto oggi dai sindacati e dal Governo sul contratto della pubblica amministrazione. «Il testo condiviso con il governo -sottolineano- è un primo importante risultato che premia le mobilitazioni dei lavoratori pubblici di questi anni e, se concretizzato, lascia alle spalle una stagione di legislazione punitiva del lavoro pubblico aprendo la strada alla valorizzazione e contrattualizzazione dei dipendenti pubblici». 
    Cgil, Cisl e Uil, rileva il sindacato di Corso Italia, con le rispettive categorie di settore, e il Governo hanno condiviso le linee guida «che dovranno sovrintendere l'apertura delle trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro nelle pubbliche amministrazioni. Dopo sette anni di blocco della contrattazione si interviene correggendo le norme introdotte dalla legge Brunetta e dalla buona scuola che limitavano la contrattazione ridandole ruolo e titolarità». Con questo accordo, rileva la Cgil, «si ripristina un sistema di relazioni sindacali in tutti i settori basato sulla partecipazione di lavoratori e sindacati all'organizzazione e alle condizioni di lavoro, alla valorizzazione professionale, che supera la pratica degli atti unilaterali».  Di particolare valore, aggiunge, «la garanzia assunta dal governo di rinnovare i contratti dei lavoratori precari assunti dalle pubbliche amministrazioni in scadenza e l'impegno a superare con apposite norme il precariato all'interno della Legge quadro che dovrà essere prossimamente varata. Importante è anche l'introduzione nel settore pubblico di welfare contrattuale con misure che integrano le prestazioni pubbliche.Le soluzioni salariali indicate nelle linee guida fanno riferimento a un aumento contrattuale di 85 euro medie mensili per il triennio 2016-2018. Si è, inoltre, convenuto di trovare una soluzione che tuteli le retribuzioni dei lavoratori garantendo che gli aumenti contrattuali abbiano efficacia per tutti senza che possano incidere sul bonus degli 80 euro».   TUTTI I NUMERI Quattro punti più una premessa. Così si presenta l'accordo politico sullo sblocco dei contratti nella P.a. Di seguito le principali novità.  - PREMESSA, LAVORATORI MOTORE P.A. SERVE INTESA CON REGIONI. I dipendenti sono «il motore del buon funzionamento» della P.a, questo l'incipit dell'intesa. E ancora, «il settore pubblico ha bisogno di una profonda innovazione». Per cui è necessario un percorso che segni «una discontinuità con il passato». Il governo si impegna anche «a raggiungere l'intesa con le regioni» per le modifiche normative da inserire nel Testo Unico del lavoro pubblico, uno dei decreti Madia, in arrivo per febbraio, colpiti dalla recente sentenza della Consulta.  - RELAZIONI SINDACALI, PIÙ POTERE AL CONTRATTO PER TUTTI. Il Governo si impegna a rivedere il rapporto tra legge e contrattazione, «privilegiando la fonte contrattuale» in «tutti i settori». Non solo, l'esecutivo farà in modo che il ricorso all'atto unilaterale da parte della P.a sia limitato ai casi in cui ci sia stallo con conseguente «pregiudizio».  - PARTE NORMATIVA, SPINTA PRODUTTIVITÀ E WELFARE, PREMI SU PRESENZE. «Macro obiettivi» per migliorare i servizi. Il Governo promette di rimettere mano ai fondi per la contrattazione di secondo livello, il salario accessorio, e di promuovere anche nel pubblico «una fiscalità di vantaggio» per la produttività. Si apre anche al welfare integrativo, dai fondi pensione alla sanità. Soprattutto si parla di «misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza».  - PARTE ECONOMICA, 85 EURO MEDI MENSILI, RIDURRE FORBICE REDDITI. Le parti, nella contrattazione, valorizzeranno i «livelli retributivi che maggiormente hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione». La logica è quella della piramide rovesciata, per cui si favorisce chi ha di meno. Non a caso si parla di aumenti «non inferiori a 85 euro mensili medi» e di «riduzione della forbice» retributiva, senza «penalizzazioni indirette» per i beneficiari del bonus Irpef.  - MONITORAGGIO RIFORMA P.A, OSSERVATORIO E GARANZIE PRECARI. Gli effetti delle novità saranno sottoposti alla vigilanza delle parti. Particolare attenzione sarà dedicata al reclutamento del personale, si punta ad eliminare il precariato. Intanto il governo «si impegna ad assicurare il rinnovo dei contratti» in scadenza.  - LE TAPPE PER LO SBLOCCO DELLA TRATTATIVA. La trattativa per lo sblocco è iniziata con l'incontro del 26 luglio al ministero della P.a. con i sindacati. Sono seguiti incontri tecnici all'Aran. Si è arrivati così alla riunione di giovedì scorso, con la messa a punto di una prima bozza. Ora la palla ripassa all'Aran a cui la ministra dovrà inviare l'atto d'indirizzo per riaprire i tavoli ufficiali di contrattazione, che saranno quattro, quanti i comparti (ridotti, erano 11, con l'accordo del 5 aprile).  - BLOCCHI E RINNOVI, TRA SENTENZA E MANOVRE. Le manovre hanno bloccato per due giri i contratti, fermi dal 2009, poi la scorsa legge di stabilità ha stanziato 300milioni, giudicati insufficienti dai sindacati. Prima c'era stata la sentenza della Consulta, era il 24 giugno 2015: proseguire con il blocco, ha dichiarato, è illegittimo. Ma un'altra sentenza della Corte Costituzionale, uscita venerdì scorso, colpendo la riforma Madia ha rischiato di rendere più complessa la trattativa. Allarme che per ora sembra rientrato. 

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Io voto convintamente no. E non perché sia meglio ma per un paio di considerazioni. Leggo nei libri di storia che un cinquantennio fa, alle elezioni politiche, il candidato ti regalava la scarpa sinistra e a vincita ottenuta ti dava la destra. Leggo sempre, che prima delle elezioni, si promettava qualcosa di economico, sottoscrivendolo, e attuarlo era vincolato alla vincita delle elezioni con buona pace dei sindacati. Se aggiungiamo anche, il proscioglimento di banca etruria ieri i dubbi finiscono
Commento inviato il 2016-12-01 08:43:44 da maxrossi

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