"Vi racconto il mio Diabolik, un eterno criminale dai sani principi etici"
di Fabrizio Ponciroli

Il papà adottivo del Re del Terrore: "Quando un pretore ci denunciò per oscenità perché andava a letto con Eva senza essere sposati"

«Tutti conoscono Diabolik, anche chi non l’ha mai letto». Parole di Mario Gomboli, direttore di Astorina, la casa editrice milanese che pubblica, dal lontano 1962, le storie del Re del Terrore (titolo del primo albo della saga e ormai sinonimo del personaggio).

Se le sorelle Angela e Luciana Giussani sono le mamme del mitico antieroe in tuta nera (è nato dalla loro mente), Mario Gomboli ne viene oggi indicato come il padre adottivo: «Diabolik è essenzialmente un criminale, ma è percepito dai lettori come una figura eticamente corretta. Non farà mai del male a un bambino o a una vecchietta. Non usa armi da fuoco e non tortura nessuno». A bordo della sua leggendaria Jaguar E-Type, Diabolik ha “toccato” diverse generazioni: «Sicuramente si è evoluto ma è sempre rimasto fedele ai suoi principi. Negli anni ’70, quando erano diventati di moda, nei fumetti, la violenza gratuita e il sesso a gogò, grazie alla lungimiranza delle sorelle Giussani, Diabolik si definì coerentemente da “fumetto per adulti” (termine ormai usato solo dalle pubblicazioni erotiche) in “giallo a fumetti”, poiché tale effettivamente era».

Con una componente romantica, il rapporto di Diabolik con Eva Kant, la sua compagna: «Lei è apparsa, per la prima volta, già nel terzo numero della serie, marzo 1963. Eva è un personaggio davvero unico, originale, senza precedenti. Si pensi che, in un periodo storico in cui le donne erano capaci solo di inguaiarsi per essere salvate dall’eroe di turno, è lei che salva Diabolik. Solo due donne come le Giussani potevano osare un simile capovolgimento di ruoli ad inizio anni ‘60.

La sua presenza ha dato una svolta al fumetto, lo ha reso più completo. Ma non per questo più accettabile dai benpensanti dell’epoca, scandalizzati dal fatto che i due eroi convivessero tranquillamente». Tantissimi gli aneddoti legati a quel periodo: «Ricordo la denuncia di un pretore per oscenità. Il motivo? Diabolik ed Eva, mano nella mano, si dirigevano verso un letto matrimoniale, senza essere sposati…». A “sdoganare” il personaggio fu certo anche il film del 1968 (regia di Mario Bava con John Phillip Law nel ruolo di Diabolik), tantissime operazioni di merchandising, (come la Diabolika Renault Twingo o le magliette di Dolce & Gabbana) e sarà per questo che, sempre più spesso, è coinvolto in tante campagne social: «Sì e ne siamo contenti. In particolare è stato, con Eva Kant, anche testimonial di campagne contro la violenza sulle donne il che, a pensarci, la dice lunga sulla forza etica e morale dei personaggi».

Dopo 50 anni di “vita diabolika” (ha iniziato a collaborare con Astorina nel 1967), Mario Gomboli è oggi, saldamente, al timone della casa editrice: «Mi diverto ancora a scrivere i soggetti, usciamo con 14 storie all’anno e metto il becco in tutte, anche in quelle che non invento direttamente io. Diabolik è ormai parte di me. È stato il primo lavoro ben pagato della mia vita e probabilmente sarà anche l’ultimo». Ma c’è ancora spazio per un fumetto come Diabolik nella società di oggi? «Sì, non ho dubbi: Diabolik è più vivo che mai. A novembre lanceremo, con Panini, un magnifico album di figurine dedicato al Re del Terrore, e a dicembre festeggeremo gli 850 episodi proponendo nelle librerie, con Mondadori Oscar Ink, il volume Diabolik fuori dagli schemi, una selezione di brevi racconti a fumetti illustrati dai maestri del fumetto italiano. Penso che Diabolik sia un personaggio che non passerà mai di moda: chi avesse dubbi passi in edicola e provi a leggerlo. O rileggerlo».

Mercoledì 11 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 23:30
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