Morti alla Solfatara, il figlio minore unico testimone: mamma, papà e fratello morti sotto ai suoi occhi

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di Gigi Di Fiore
«In 40 anni che lavoro qui, nella mia attività, non è mai successo un incidente all'interno della Solfatara». Armando Guerriero, titolare del caffè a lato dell'ingresso del cratere di Pozzuoli, ha accolto per un paio d'ore il piccolo Alessio, 7 anni, l'unico sopravvissuto nella famiglia torinese vittima della tragedia. Il bimbo piangeva, era sconvolto, invocava il nome della mamma. È l'unico testimone diretto della sciagura: ha visto morire anzi ai suoi occhi i genitori e il fratello maggiore.
 
 

La dinamica è ancora tutta da ricostruire nel dettaglio, ma dalle prime indiscrezioni sembra che il fratello più grande abbia scavalcato la staccionata di legno che impediva l'accesso ai crateri dai gas velenosi. I genitori si sono precipitati per riportare il bimbo di 11 anni indietro, ma sono tutti e tre finiti nel cratere, precipitato sotto i loro piedi, e morti dopo pochi attimi per l'inalazione dello zolfo.
 
 

A nulla sono serviti i soccorsi delle guide e degli altri operatori della Solfatara che hanno estratto i corpi ormai senza vita. I tre cadaveri, a distanza di tre ore dalla tragedia avvenuta intorno a mezzogiorno, sono ancora sul luogo dell'incidente per le verifiche e le costatazioni sull'accaduto dopo l'arrivo del magistrato della Procura di Napoli. La Solfatara è una struttura di proprietà privata. I titolari saranno ascoltati dagli inquirenti per illustrare le misure di sicurezza che si adottano per tutelare i visitatori.

Racconta ancora Armando Guerriero: «All'interno, c'è un percorso indicato e tracciato da frecce. Ci sono steccati in legno che bloccano l'accesso nelle zone più pericolose, cartelli di avvertimento e lavorano anche alcune guide. Se poi qualcuno viola queste regole può rischiare».
Martedì 12 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 15:36
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1 di 1 commenti presenti
2017-09-12 21:59:34
Mettere delle barriere piu'sicure nelle zone piu'pericolose....no?
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