Denise Pipitone, la Procura riapre il caso dopo la foto mostrata a 'Chi l'ha visto?': si cerca il DNA nelle impronte

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Nuove speranze per il ritrovamento della piccola Denise Pipitone.

Dopo che la mamma della bimba scomparsa a Mazara del Vallo nel 2004 ha mostrato una foto a "Chi l'ha visto" di una ragazzina che potrebbe essere sua figlia, il procuratore ha deciso di riaprire le indagini.





La Procura di Marsala ha previsto che vengano nuovamente analizzate le impronte digitali della bimba, oggi grazie alle nuove tecniche di indagine di cui dispongono gli esperti militari dei Ris è possibile rilevare tracce di Dna anche dalle impronte digitali e questo potrebbe segnare una svolta nel caso. La donna ha detto, mostrando la foto, che nelle immagini la figlia potrebbe avere 8 anni. Da tempo cerca la sua bambina e molte sono state le false segnalazioni in passato: «Non mi illudo», ha precisato durante la trasmissione, «ma non perdo le speranze».

Insieme al suo avvocato Giacomo Frazzitta ha chiesto che vengano condotte nuove analisi e ha ottenuto la riapertura del caso, nello specifico accertamenti che mirano ad accertare la possibile presenza di Denise in qualche luogo o su qualche auto dopo il sequestro.

MAMMA PIERA: "SPERO IN SVOLTA, IMPANTANATI IN VERITÀ NASCOSTA" «Siamo impantanati in una verità nascosta. Dopo 13 anni di sofferenze, di rabbia per la mancata giustizia e di lotta continua che a volte mi ha tolto le forze resto con i piedi per terra. Aspettiamo gli esiti delle indagini. Certamente è un fatto importante, il mio auspicio è che possa arrivare finalmente una svolta decisiva». A dirlo all'Adnkronos è Piera Maggio, la mamma della piccola Denise Pipitone, la bimba sparita nel nulla il primo settembre del 2004 a Mazara del Vallo mentre giocava davanti casa in via Domenico La Bruna. La Procura di Marsala ha disposto nuovi accertamenti su alcune impronte rilevate dagli investigatori, in vari luoghi e su diverse auto, dopo la scomparsa della piccola.

Toccherà al Ris di Messina rilevare eventuali tracce di Dna riferibili a Denise, che al momento della scomparsa non aveva ancora quattro anni e che il 26 ottobre ne compirà 17. «Si tratta di una tecnica che esisteva già nel 2004, non affinata come adesso - prosegue mamma Piera -, ma che certamente poteva essere impiegata dall'ex procuratore Di Pisa e prima che si arrivasse alla sentenza della Cassazione». La Suprema Corte lo scorso lo scorso 19 aprile, infatti, ha confermato l'assoluzione, già avvenuta in primo e secondo grado, di Jessica Pulizzi, sorellastra per parte di padre di Denise e all'epoca dei fatti ancora minorenne. Quella che sembrava una svolta nelle indagini arrivò nel 2005. Dopo aver seguito la pista del rapimento da parte di zingari, sotto accusa finì proprio Jessica Pulizzi. Secondo l'accusa era stata lei a rapire la bambina per 'vendicarsì di Piera Maggio e della sua relazione con il padre, Pietro Pulizzi, dalla quale era nata Denise.

«Nessun estraneo da chissà dove - dice adesso Piera Maggio - è venuto in una qualsiasi periferia di Mazara del Vallo per sequestrare Denise. O vogliamo pensare che siano stati gli alieni?». Insomma per mamma Piera «i colpevoli vivono a Mazara» anche perché «durante questi 13 anni non ci sono state fornite ulteriori piste investigative». «Un pò tutti sanno come sono andati i fatti - dice con amarezza -, durante le indagini iniziali sono stati compiuti molti sbagli, alcuni anche evidenti e grossolani». Un esempio? «La perquisizione nella casa sbagliata». Subito dopo la scomparsa della piccola Denise, infatti, i carabinieri si recarono a casa di Anna Corona, la mamma di Jessica Pulizzi. Furono accolti, però, in un appartamento che anni dopo si è scoperto essere quello sbagliato. «Non fu mai disposta la videosorveglianza nella casa di quelli che all'epoca dei fatti erano i sospettati» dice ancora mamma Piera, che agli investigatori denunciò «le minacce e le ritorsioni subite da chi indicai da subito come coinvolto nella sparizione di Denise. La mia vita, come è giusto, fu rivoltata come un calzino e non emerse nulla di insolito. Tutte le altre piste vennero presto escluse». Resta il fatto che a distanza di 13 anni da quel primo settembre del 2004 per la scomparsa di Denise non ci sono colpevoli. «È l'ennesima vergogna italiana - dice mamma Piera -, l'ennesimo fallimento da parte della giustizia. In tutta questa vicenda ci sono state persone che hanno dato anima e cuore per arrivare alla verità, altre, invece, che potevano fare di più e non lo hanno fatto». Eppure Piera Maggio non si arrende. «Non demordo e continuerò sempre a chiedere giustizia per la mia Denise» conclude.

Giovedì 12 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:17
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