Addio Aurora. Palloncini, bolle di sapone e una canzone per l'ultimo saluto

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FOSSO' -  L'ultimo saluto ad Aurora Maniero oggi alle 16, nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo apostolo a Fossò. Un commosso abbraccio a quella piccola e forte bambina di otto anni, morta mercoledì scorso dopo aver visto realizzato il suo ultimo, tenerissimo, desiderio: poter vedere i genitori sposati. Da oltre quattro anni Aurora lottava contro una grave forma di neuroblastoma, aveva deciso di donare il suo "salvadanaio" al reparto dell'ospedale, questo le era valso il titolo di "bimba più buona d'Italia". 
 
 


LA CERIMONIA, I PALLONCINI, LE BOLLE E LA CANZONE
Una cerimonia sobria, una chiesa gremita di persone, e poi l'uscita di quella piccola bara bianca ricoperta di fiori, circondata da palloncini bianchi e bolle di sapone che volavano in aria, leggere e splendide proprio come Aurora. Poi le note di una canzone, la "sua" canzone: "Sento il mare dentro a una conchiglia, estate, l'eternità è un battito di ciglia. Sento il mare dentro a una conchiglia, estate, l'eternità è un battito di ciglia...". A salutare Aurora c'era anche la voce di Jovanotti, con quella canzone che lei amava tanto.
Nel 2014, nella sala dello Studio teologico della Pontificia Basilica di sant'Antonio di Padova, aveva ricevuto dalle mani del delegato pontificio, monsignor Giovanni Tonucci, il premio della Bontà Sant'Antonio di Padova. Questa la motivazione: «Ammalata di leucemia, la piccola ha deciso di donare il suo salvadanaio al reparto di oncoematologia pediatrica di Padova, dov'era ricoverata, per aiutare in qualche modo gli altri bambini ricoverati. Un piccolo, semplice gesto, ma di grande altruismo: rinunciare a qualcosa per donarlo a chi ha bisogno». Perché raccogli i soldini?, aveva chiesto tre anni fa la piccola Aurora, in ospedale, a Chiara Azzena, presidente del Team for children di Padova. «Sono per i bambini ammalati», le aveva risposto la volontaria, che frequentava la clinica. Da quel giorno Aurora Maniero, cinque anni, non aveva più voluto ricevere regali, ma «solo soldini» da devolvere ai bambini del reparto di oncoematologia pediatrica di Padova, dove lei stessa era ricoverata. E per averne di più, Aurora aveva anche rotto il piccolo salvadanaio che aveva in casa, suscitando con il suo esempio una cascata di solidarietà.



L'APPELLO DELLA MAMMA
La mamma di Aurora, per seguire la sua bambina e garantirle affetto, cure e vicinanza, aveva perso il lavoro. Ma a strettissimo giro dalla notizia che volesse ricominciare a lavorare, un po' per tenere la mente occupata, un po', come ha detto lei stessa, «perché la vita va avanti», le sarebbe già arrivata un'offerta.
Sabato 12 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:26
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