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Scarichi a mare, dopo Nardò, anche Gallipoli: progetto dell'Acquedotto. E gli ambientalisti insorgono

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Scarichi a mare, dopo Nardò, anche Gallipoli: progetto dell'Acquedotto. E gli ambientalisti insorgono

Sabato 11 Giugno 2016, 08:09

di Paola ANCORA
Puglia a “gonfie vele”, sì, ma con un sistema di depurazione e fognario ancora zoppicante, quando non carente o del tutto inadeguato a reggere la “pressione” di un turismo che macina arrivi e promesse per il futuro. All’indomani della medaglia d’argento per “Il mare più bello” assegnata alla Puglia da Legambiente e Touring Club, si torna con forza a discutere di depuratori e reti idriche e fognarie. Perché se la Regione e l’Acquedotto pugliese non invertiranno la rotta seguita fino a oggi in tema di depuratori e scarichi a mare, non sarà certo l’accresciuta tutela e valorizzazione della costa e dei borghi del Salento riconosciute da Legambiente a salvare il territorio e la Puglia intera da una nuova procedura d’infrazione europea. E, nella peggiore delle ipotesi, a far fuggire i turisti, ammaliati anche dal paesaggio e dal mare cristallino.
Nella programmazione dei fondi europei Por Puglia 2014-2020, la Regione ha previsto un investimento complessivo di 316 milioni di euro, 197 dei quali saranno dedicati proprio a depuratori e reti idrica e fognaria della provincia di Lecce. Ma nel pacchetto rientra anche la realizzazione della condotta sottomarina a Nardò, cioè la costruzione di un tubo di due chilometri che, in base a un accordo sottoscritto fra Regione, Comune e Aqp lo scorso autunno, raccoglierà i reflui di Nardò e Porto Cesareo e li scaricherà nel mare dell’area protetta di Torre Inserraglio. E mentre la Giunta Emiliano programma gli investimenti, l’Acquedotto pugliese ha dato incarico all’Università del Salento di redigere uno studio di fattibilità per la costruzione di una condotta simile anche a Gallipoli. Per Legambiente, un’eresia.
«Gli investimenti sui depuratori sono buona cosa - dice Maurizio Manna, di Legambiente Puglia - ma il tema oggi sono gli impianti di affinamento e il recapito finale delle reti. I tubi sottomarini sono il vecchio. Con le innovazioni tecnologie disponibili oggi, pensare di realizzare condotte sottomarine è una follia, sarebbe come far correre un treno a vapore anziché un Frecciarossa». Ma è questa, invece, la strada che Aqp ha fino a oggi seguito, mettendo a bando milioni e milioni di euro per costruzione di impianti e manutenzioni varie. Una strada che, a quanto pare, intende seguire anche in futuro. Vedi Gallipoli.
«In località fortemente turistiche, come Nardò, Gallipoli e Porto Cesareo - continua Manna - questo è un problema irrisolto. E nessuna di queste località otterrà quindi le cinque vele finché non si troverà una soluzione». Per Legambiente, l’esempio da seguire è Melendugno, dove Aqp ha realizzato un impianto di fitodepurazione, che ha ottenuto il premio “Pianeta Acqua” a Bologna e che è diventato un naturale attrattore della fauna selvatica: «Molti uccelli - dice Manna - preferiscono quella zona lacustre alle Cesine. La nostra idea è che le acque vadano sempre riportate in superficie con impianti di depurazione naturale come quello di Melendugno. Si recuperano così aree naturali e si combatte la desertificazione».
Per gli ambientalisti, pronti a dare battaglia per i progetti di condotta sottomarina a Nardò - progetto simile a quello da realizzare fra Sava e Manduria, nel Tarantino - e a Gallipoli, le condotte a mare «vanno fatte solo quando assolutamente necessario, cioè quando alle spalle di grossi agglomerati urbani, ad esempio Bari, non ci sono zone utili alla realizzazione di aree di fitodepurazione naturale». Anche perché i tubi sottomarini «si incrostano subito - chiude Manna - si tappano e a meno che non si intervenga con costose manutenzioni almeno ogni cinque anni, rischiano di esplodere, come è accaduto a Taranto qualche anno fa».
 

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