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Epatite C, mobilitazione campana
per estendere a più pazienti le cure

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Epatite C, mobilitazione campana
per estendere a più pazienti le cure

Venerdì 10 Giugno 2016, 16:49

Trattare tutti i pazienti affetti dal virus dell'epatite C, e non solo i casi più gravi, come avviene oggi: è la parola d'ordine lanciata dagli esperti che, a quasi due anni dalla disponibilità delle nuove terapie, si riuniscono domani a Napoli al Convegno nazionale Epac dal titolo «L'offerta dei farmaci innovativi a tutti i pazienti con epatite C: limitare l'accesso è l'unica soluzione?»  I nuovi farmaci ad azione antivirale diretta offrono una possibilità di guarigione di oltre il 95 per cento. Ad oggi in Italia sono stati curati più di 48.000 pazienti, di questi oltre 6.000 solo in Campania in 25 centri di competenza autorizzati. «Tutti i giorni - dice Ivan Gardini, presidente di Epac Onlus - riceviamo proteste da parte di pazienti esclusi dall'accesso dai farmaci innovativi. L'analisi dei dati dell'Agenzia del Farmaco rivela che la fase di emergenza è terminata e i tempi sono maturi per eliminare gli attuali criteri di accesso, sostituendoli con linee guida basate sull'urgenza clinica e sociale che consentano una programmazione terapeutica gestita dal medico specialista, per restituire maggiore serenità ai pazienti e alle loro famiglie». Aggiunge: «Le nostre richieste inviate alla Commissione Tecnica Scientifica di AIFA già nel novembre 2015 e ancora a marzo 2016, si propongono di eliminare le limitazioni di accesso e introdurre linee guida di prioritizzazione, entro le quali i clinici hanno tutto il diritto e il dovere di scegliere in autonomia. In sostanza, le decisioni cliniche devono tornare nelle loro mani. E sarebbe fortemente ridimensionata la corsa all'acquisto del farmaco generico in India o Egitto da parte dei pazienti esclusi, un fenomeno controverso e in costante crescita».  Per Nicola Caporaso, dell'Università di Napoli Federico II, «eliminare l'infezione significa modificare in senso positivo anche l'evoluzione delle malattie associate che, una volta costituivano controindicazioni al trattamento con interferone ed oggi, invece, devono essere considerate opportunità aggiuntive».  «Il trattamento precoce è fondamentale perché consente la guarigione definitiva e genera un grosso vantaggio sociale non solo in termini di salute pubblica, ma anche in termini economici in quanto sono pazienti che escono definitivamente dalla scena dell'assistenza sanitaria», afferma Giovanni Battista Gaeta (Sun di Napoli). «Ora i criteri di emergenza si stanno esaurendo: la maggioranza dei pazienti con malattia avanzata è stata trattata», sottolinea Antonio Ascione (Fatebenefratelli di Napoli), che spiega: «Bisogna superare il criterio della rimborsabilità in rapporto all'entità della fibrosi, anche perché è un limite artificiale che non tiene conto di tante esigenze come, ad esempio, le donne che desiderano avere un bimbo e hanno paura di infettarlo. La sfida principale oggi, con farmaci così attivi a disposizione, è di impedire che le persone affette da epatite C sviluppino una malattia grave come la cirrosi epatica. Questo obiettivo è oggi a portata di mano. Basta fare una saggia pianificazione».  Antonio Chirianni, dell'azienda ospedaliera specialistica dei Colli, ricorda che «esistono categorie particolari di pazienti, come i co-infetti HIV-HCV. In Italia siamo in presenza di un problema reale: su circa 100.000 persone con HIV (in trattamento) circa il 35% ha una co-infezione da HCV. Una grossa fetta di questa popolazione si trova in uno stadio di malattia non molto avanzata e, quindi, al momento sono esclusi dal trattamento HCV. In realtà essi dovrebbero essere inclusi».

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