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Baratta: divario Nord-Sud
la politica volti pagina

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Baratta: divario Nord-Sud
la politica volti pagina

Mercoledì 1 Giugno 2016, 12:32

di Nando Santonastaso
Da buon economista, Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia e già consigliere della Svimez, non può fare a meno di valutare il peso delle parole di Renzi sul Sud in un'ottica di largo e lungo respiro. «Perché non possiamo immaginare che l'Italia non debba confrontarsi con l'Europa e che dunque anche il rilancio delle cose buone del Sud, e per fortuna ce ne sono, possa fare a meno di qeusta visione», dice con l'abituale pacatezza.  Ma la convince la riscoperta di una narrazione più positiva sul Mezzogiorno dopo anni di dure e spesso anche meritate critiche? Non è che di fronte a certe scadenze elettorali si fa di tutto pur di recuperare consenso?
«I mali del Sud non li cancella nessuno. A cominciare dalla criminalità organizzata che resta al primo posto. Come pure a mio giudizio la maggiore responsabilità dei problemi di almeno una parte del Sud dipende dagli stessi meridionali, abituatisi per anni a un sistema di aiuti e sussidi che per fortuna ormai sta scomparendo anche lì. Detto questo non posso che essere d'accordo con Renzi e non per opportunismo: ogni leader europeo deve esaltare le peculiarità positive della sua terra».
Anche se cancellare pregiudizi e disaffezione non sarà facile...
«Non ne dubito ma facciamo una considerazione generale. Stiamo vivendo un tempo un po' schizofrenico: c'è una politica monetaria che è sicuramente la più generosa della storia europea, con tassi sotto zero e una disponibilità di liquidità senza precedenti. Se ne dovrebbe dedurre che i benefìci per gli Stati membri sono finalmente credibili e reali: e invece, niente di tutto questo. Polemiche, allarmismi a tutto campo, toni drammatici. È come se convivessero nell'Ue keynesismo e anti-keynesismo, un assurdo».
Specie se è la spesa pubblica a finire, come sempre, sotto accusa, è così?
«Esatto. Ma Keynes quando parlava di spesa pubblica non voleva che si aprissero i cordoni della borsa senza controllo, tutt'altro. Lui parlava della necessitò di creare aspettative positive per la spesa, anche senza grandi oneri finanziari. Un grande governatore della Bce come Mario Draghi, non a caso, quando ha annunciato che Francoforte avrebbe garantito con ogni mezzo la liquidità del sistema bancario, ha ottenuto un enorme ritorno dai mercati senza scucire nemmeno un euro. Ha creato l'aspettativa positiva».
Ed è quello che sta facendo adesso Renzi a proposito del Mezzogiorno?
«Penso proprio di sì. Del resto dire che la lettura o meglio la narrazione del Sud può essere positiva è per me un dovere della politica perché crea quell'attesa di novità positive che non può che produrre risultai importanti. L'Italia non può avere certo al pretesa di diventare la nuova locomotiva dell'Europa ma può dimostrare di essere all'altezza delle sfide che l'attendono. E il Sud è un terreno privilegiato per affrontarle».
Pensa anche ai nuovi margini di flessibilità che l'Italia ha chiesto e ottenuto da Bruxelles e che dovrebbero garantire al Mezzogiorno ulteriori risorse?
«Anche, perché no? Ma è evidente che c'è bisogno anche di altro. Penso ad esempio che bisogna smetterla di gufare dentro e fuori il nostro Paese. Se la Merkel annuncia 500mila nuovi migranti da inserire nell'economia tedesca e poi arriva l'esito quasi traumatico delle elezioni presidenziali austriache, si rischia di non capirci più nulla. i sicuro se riparte l'economia europea non può che beneficarne anche il Sud, ma questo mi pare scontato».
Si può essere ottimisti anche se la crescita resta a dir poco lenta e problematica?
«Io credo che bisogna essere ottimisti a prescindere perché la rassegnazione non paga, soprattutto nelle aree più deboli. E la storia del Sud purtroppo lo dimostra».


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