L' indignata
di Ilaria Cucchi
Giuseppe Uva, Varese.
Muore tre anni e sei mesi fa, dopo aver trascorso una notte nella Caserma dei Carabinieri.
Attualmente è in corso un processo nei confronti di un medico, per avergli somministrato un farmaco sbagliato.
Ma per tre anni e sei mesi Lucia Uva, sorella di Giuseppe, ha continuato a chiedere che venissero fatti accertamenti su quella notte e sul perché Giuseppe era arrivato in quell'ospedale, dove è morto.
Per tre anni e sei mesi Lucia Uva è stata ignorata. E peggio, offesa e umiliata.
Ora, dopo tre anni e sei mesi, il cadavere di Giuseppe è stato riesumato, perché il giudice ha predisposto una nuova perizia.
E quanta sofferenza è costata a Lucia arrivare a questo punto, quanto dolore che si sarebbe potuto risparmiare!
Io vorrei che le persone, tutte le persone, si interessassero di più a queste vicende.
Perché non c'è una sola ragione valida al mondo per cui ad una famiglia già così duramente provata si debbano chiedere sacrifici così grandi.
E perché io non accetto che un Pubblico Ministero personalizzi, come egli stesso ha dichiarato, il caso che riguarda la morte di uno dei NOSTRI cari, al punto di calpestare chi, nonostante tutto, trova la forza di andare avanti e chiedere verità.
Pubblico la lettera scritta oggi da Lucia Uva e indirizzata a quel P.M.
Caro Dott. Abate, il corpo di Giuseppe ormai appartiene a tutti in nome della verità e giustizia.
Ma di fronte a tutta la collettività voglio chiederle come mai, se è sempre stato convinto dell'assoluta intaccabilità delle teorie scientifiche dei propri consulenti, a sorpresa ne ha nominati altri due?
Non erano sufficienti il Dott. Motta e la sua biologa?
Hanno forse una 'verità' da difendere per la quale non sono più sufficienti i primi due?
Quattro consulenti che lavorano per la procura e vengono pagati dal contribuente perché non si fida di quelli del giudice che sta al di sopra delle parti?
Ma allora le chiedo ancora: come si sente di fronte al fatto che importantissime analisi siano in corso su quei pantaloni ed altri indumenti di Giuseppe che invece sono stati per anni ignorati da lei o dai suoi consulenti?
Lei sa forse quale e quanto sangue vi si trova ed a chi appartiene?
Noi non lo sappiamo caro Dottore.
Ma noi abbiamo sempre detto che i suoi accertamenti erano insufficienti ed incompleti.
Avevamo ragione! Non crede?
Quale che sia la verità che possa emergere noi avevamo ragione!
E dobbiamo ringraziare LEI se questi NECESSARI accertamenti avvengano a ben tre anni e mezzo dalla morte di mio fratello.
Grazie Dott. Abate. Grazie.

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