NEW DELHI - L'Alta Corte del Kerala ha deciso oggi a Kochi di rinviare a martedì la sentenza sul ricorso
dell'Italia contro la denuncia per l'omicidio di due pescatori, ma ha chiesto al governo indiano e a quello locale di precisare le loro posizioni in una contro-memoria. E i due italiani resteranno altri 7 giorni in custodia della polizia, ma niente carcere. La Corte ha inoltre chiesto delucidazioni sulla mancanza di cooperazione fra le parti. Il ricorso era stato presentato ieri a nome dei due fucilieri e del governo italiano e solleva una «eccezione di giurisdizione» sostenendo che la giustizia indiana non è competente per reati che avvengono al di fuori del limite delle acque territoriali fissato a 12 miglia nautiche secondo il diritto internazionale.
I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone erano partiti stamani con la polizia dalla guest house
del porto di Kochi per andare dal giudice distrettuale di Kollam, a circa 150 chilometri di distanza per comparire davanti al magistrato alle 16 ora locale (11.30 in Italia).
Italia e India sono d'accordo sul fatto che l'incidente del 15 febbraio scorso in cui sono morti due pescatori indiani ed in cui sono implicati due marò che erano a bordo della petroliera 'Enrica Lexiè «è avvenuto in acque internazionali». Ma questo non cambia la sostanza: il ministro di Stato Preneet Kaur, ha infatti precisato che l'India proseguir… «sulla base delle sue leggi». A parlare di «dialogo costruttivo» con Delhi e del riconoscimento che l'incidente è avvenuto in acque internazionali, cui teneva l'Italia per dimostrare la sua competenza giurisdizionale, è stato il sottosegretario agli esteri Staffan de Mistura, al termine dell'incontro con Kaur e poco prima di partire per Kochi, in Kerala, dove si trovano i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e dove è in corso il processo giudiziario che li coinvolge. Proprio stamani lo speciale team investigativo della polizia di Kochi è arrivato a fine mattinata nella guesthouse dove sono detenuti i due marò italiani. Ma non è chiaro se i due militari siano stati interrogati. Ma per le leggi indiane, cambia poco, come ha sottolineato Kaur: «loro hanno la loro interpretazione - ha detto - noi abbiamo la nostra. Per quello che ci riguarda qui in India noi ci muoveremo in base alle nostre leggi».Leggi che prevedono l'applicazione delle norme indiane anche se le navi si trovano fuori delle acque territoriali. La strada diplomatica verso una soluzione sembra dunque ancora lunga. Intanto a Kochi, i legali dei due militari italiani hanno presentato un ricorso all'Alta Corte del Kerala in cui si chiede la sospensione del procedimento giudiziario in attesa di una decisione sulla giurisdizione territoriale. Un'iniziativa resa necessaria, sottolineano fonti vicine alla vicenda, proprio perchè i «tempi diplomatici e politici potrebbero allungarsi». Intanto un portavoce del neo-cardinale George Alencherry, arcivescovo maggiore della chiesa cattolica siro-malabarese in Kerala, ha precisato che il porporato «non ha preso alcun contatto con i ministri cattolici dello Stato» sulla vicenda dei due pescatori indiani, come invece riferito ieri dall'agenzia Fides, e che «non sta interferendo in alcun modo nelle indagini». Il cardinale, che si trova ancora a Roma, «però è interessato» che la questione «sia risolta diplomaticamente tra i due Paesi».
GOVERNO KERALA OFFRE UN LAVORO ALLA MOGLIE DELLA VITTIMA Il governo del Kerala ha deciso di offrire un lavoro alla moglie di uno dei due pescatori uccisi nell'incidente che ha coinvolto la petroliera italiana Enrica Lexie lo scorso 15 febbraio. Lo scrive l'edizione locale del quotidiano The Hindu.
Dora Jelestine, che ha due figli di 10 e 17 anni e che vive in un povero villaggio a Kollam, sulla costa del Kerala, sarà assunta in un dipartimento della pesca della pubblica amministrazione. La donna ha anche avviato una causa giudiziaria presso l'Alta Corte del Kerala per chiedere un risarcimento all'armatore
italiano.