AFGHANISTAN, SI RIBALTA UN BLINDATO:
MORTI TRE SOLDATI ITALIANI -FOTO/VIDEO

Lunedì 20 Febbraio 2012 - 19:56
Luca Valente

KABUL - Si ribalta un blindato 'Lince', muoiono tre soldati italiani in Afghanistan. Dal 2004, inizio della missione Isaf, salgono così a 49 i militari del contingente nazionale caduti nel Paese asiatico. Tanti i messaggi di cordoglio dal mondo politico, in testa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ed il premier Mario Monti. Mentre dalla sinistra si rinnova l'invito al ritiro.
L'incidente in mattinata, a circa 20 km a sud-ovest di Shindand, al confine con la provincia 'caldà di Farah, zona ancora ad alta presenza di 'insurgents', tanto che da giorni è in atto una vasta operazione di contrasto che sta impegnando alcune centinaia di militari Isaf. Lo scopo è quello di allargare la bolla di scurezza, consentendo la libertà di movimento e lo sviluppo delle attività locali.
L'azione dei militari è però complicata dalle forte piogge che hanno ingrossato i corsi d'acqua. Il Lince coinvolto nell'incidente - appartenente alla Task Force Center con base a Shindand - era impegnato proprio nel recupero di un'unità rimasta bloccata dalle condizioni meteo avverse. Ma, mentre attraversava un corso d'acqua, il blindato si è capovolto.
Tre dei militari dell'equipaggio (in forza al 66/o reggimento aeromobile 'Friulì di Forlì) sono rimasti intrappolati all'interno del mezzo e sono successivamente morti: il caporal maggiore capo Francesco Currò, 33 anni, di Messina; il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo, 29 anni, di Palermo; il primo caporal maggiore Luca Valente, 28 anni, di Gagliano del Capo (Lecce). Si è invece salvato il rallista del Lince, il mitragliere che stava sulla torretta. L'uomo è stato sbalzato, ha riportato ferite ed è stato ricoverato nell'ospedale da campo di Shindand per ipotermia. Non è in pericolo di vita.
Successivamente le tre salme ed il ferito sono stati trasportati ad Herat. Quest'ultimo è stato precauzionalmente tenuto nell'ospedale da campo ma i suoi valori sono rientrati nella norma ed ha potuto personalmente tranquillizzare i familiari al telefono. Forte la commozione alla base, secondo quanto riferisce il comando italiano. I feretri dovrebbero già domani partire per l'Italia.
Le famiglie piangono i loro cari in attesa di accogliere i feretri. «Questa volta non voleva partire: era come se avesse un presentimento, che potesse accadere qualcosa, ma poi è andato lo stesso», ha raccontato lo zio di Francesco Currò. Il Lince, che grazie alla sua blindatura antimine ha salvato tante volte i militari incappati in ordigni artigianali, non è nuovo a questo tipo di incidenti.
Lo scorso 23 settembre altri tre soldati italiani morirono all'interno di un Lince ribaltatosi non lontano dalla base Camp Arena di Herat. E c'è chi punta il dito sull'instabilità del mezzo, causata dall'appesantimento della blindatura della ralla. Un accorgimento attuato per proteggere il mitragliere che, esposto al fuoco nemico, era l'elemento più vulnerabile.
Un'inchiesta è stata avviata per verificare la dinamica dell'incidente. Napolitano ha espresso «solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese». Monti ha appreso «con dolore» dell'incidente ed ha voluto dare il «suo cordoglio alle famiglie, partecipando con commozione al loro lutto». Solidarietà è arrivata anche dai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini.
Esponenti della sinistra hanno rinnovato l'invito a ritirare il contingente dall'Afgnaistan. «Stare ancora lì è una follia» ha detto Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI. Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, bisogna andare «via subito dall'Afghanistan, senza se e senza ma. Lo chiediamo da anni, ma i militari italiani continuano a fare la guerra e a morire». Critica sulla missione anche la Lega. Secondo Stefano Stefani serve una «riflessione sulla durata e su come viene condotta, se cioè ci siano margini per aumentare la sicurezza delle nostre truppe, se occorrono nuovi e migliori mezzi».