ROMA - Dopo sette stagioni Milan-Juventus ha di nuovo il sapore di scudetto. E di storia del calcio italiano. Sabato i due club si ritrovano, separati da un solo punto, in una sfida che per i bianconeri certifica la fine della traversata del deserto, iniziata con lo scandalo di Calciopoli, i due scudetti cancellati e la retrocessione in serie B. E, come vuole la tradizione, si riaccendono rivalità che affondano le radici in tanti duelli passati, un film lungo oltre un secolo. Milan 50 punti, Juve 49 (ma con la trasferta a Bologna da recuperare, il 7 marzo) dice la classifica dopo 24 giornate. Dietro, il vuoto. Le terze - Udinese e Lazio - staccate di ben sette punti.
L'ultimo testa a testa con il Milan risaliva al campionato 2004-'05, quando alla 24/a giornata la Juventus comandava con 53 punti ed i rossoneri seguivano a 51. Fu lo scontro diretto al Meazza, a quattro giornate dalle fine, a far pendere l'ago della bilancia dalla parte dei bianconeri, con il gol-vittoria di Trezeguet. Alla fine fu Juve campione d'Italia, un titolo che poi Calciopoli le strappò dalla maglia, così come quello dell'anno successivo. L'8 maggio 2005 il bubbone era però ancora lontano dall'esplodere e quando il francese realizzò di testa il gol-vittoria, al 28' del primo tempo, la strada verso lo scudetto svoltò improvvisamente verso Torino: a +3 (79 a 76 punti). Combinazione, allora come sabato prossimo (sempre che il giudice non gli abbuoni una giornata) Zlatan Ibrahimovic era squalificato. A quei tempi, però, la maglia dello svedese era a strisce bianche e nere.
Ma tra Milan e Juventus è sfida 'infinità: fischio d'inizio il 28 aprile 1901 (primo match di campionato). E poi una sequenza di fotogrammi storici: da un 8-1 per i rossoneri del 1912 a un 8-2 per la Signora del 1927. E lo straordinario gol di tacco di Bettega, il 31 ottobre 1971, quando la Juve ebbe la meglio sul Milan a San Siro con un secco 4-1. I primi due gol li firmò un giovane Bettega, uno con un tocco di rara bellezza. Quindi arrivarono i sigilli del 'baronè Causio e di Anastasi. E ancora i tifosi discutono del fallaccio di Tardelli ai danni di Rivera, nel 1978, a pochi secondo dal fischio d'inizio. Una rivalità sportiva che oggi si risveglia, condita di polemiche (su rigori fischiati e non) e scaramanzia.
«Il Milan è nettamente favorito». Dopo Antonio Conte, anche Beppe Marotta - ad bianconero - ha ribadito il concetto. «Noi veniamo da due anni difficili- ha aggiunto - ma ci siamo riconquistati la vetrina con sacrifici e lavoro. L'importante è che la Juve sia tornata protagonista». «Le polemiche arbitrali? Normale sale di una sfida del genere», dice Allegri, tecnico milanista, che dall'altra parte ritroverà come protagonista Pirlo («ma ha scelto lui di andare via...»). Quanto agli arbitri, Marotta ricorda che la Juve «è stata critica ma rispettosa», e soprattutto che «non guarda in casa altrui». Volenti o nolenti, le due sfidanti scudetto sabato però dovranno farlo.