ROMA - Susanna Camusso frena. Il confronto tra sindacati e governo sul mercato del lavoro va avanti, ma è presto per parlare di intesa. «È necessario che il paese abbia un intervento sul mercato del lavoro e credo sia necessario farlo con il contributo delle parti sociali - sottolinea la leader Cgil a Che tempo che fa, la trasmissione di Fabio Fazio - Ma per dire che siamo vicini, è un po’ presto». Camusso, spalleggiata dal leader Cisl Bonanni, è tornata a difendere la Cigs sostenendo che il ministro Fornero «sbaglia a volerla abolire». E ha poi suggerito uno strumento per fronteggiare la crisi del debito: «Le pensioni e le retribuzioni sopra un certo reddito, per una quota, dovrebbero essere pagate in titoli di stato». Quindi, ha difeso ancora l’articolo 18 («è norma di civiltà»), al centro di un nuovo dibattito nel Pd, dopo l’intervista in cui Veltroni ha parlato di «santuari intoccabili che hanno bloccato l’Italia», attirandosi l’accusa di «essere in linea con il Pdl» da parte del responsabile economico Fassina.
L’appuntamento è per oggi al ministero di via Veneto, a Roma, dove è in programma un nuovo round del confronto tra governo e parti sociali. Il premier Mario Monti, che ieri, dopo la messa ha firmato autografi ai bambini, sarà invece a Milano, a Piazza Affari, dove si appresta a incontrare il gotha finanziario italiano per parlare dei progressi e delle prospettive del paese.
Infine, nuove iniziative a favore delle pari opportunità. Un testo firmato da Beatrice Lorenzin (Pdl) e sostenuto dalle parlamentari di tutte le forze politiche, punta a garantire una maggiore rappresentanza di donne nelle liste per le elezioni circoscrizionali e comunali con più di 5.000 abitanti.
L'ART. 18, NORMA DI CIVILTÀ. "È una norma di civiltà, ma soprattutto una norma deterrente perché il contenzioso giudiziario sull'art. 18 è basso, non ha numeri infiniti". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso nel
corso della registrazione di 'Che tempo che fa' su Rai3.
L'articolo 18 "è esistito per tanti anni e nessuno lo aveva mai sollevato: che ci sia stato un carico del tutto ideologico non c'è dubbio", afferma Camusso sottolineando poi che "ha una valenza e non si può cambiare nella sua sostanza perché dice che non si può licenziare se non c'è un giustificato motivo", aggiunge.
"Non si può indebolirla - prosegue - perché il messaggio che verrebbe ricavato non è una maggiore efficacia economica ma potete fare quello che volete. Diventa una forma di servitù". Il segretario generale della Cgil ricorda quindi che "un procedimento giudiziario per licenziamento dura 6 anni: questa è un'eccessiva incertezza sia per il lavoratore che per le imprese. Non bisogna cambiare l'articolo 18 ma trovare procedure per risolvere i contenziosi in tempi più rapidi", conclude.