MANI PULITE VENT'ANNI DOPO:
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MILANO - 'La politica deve essere fatta con le mani pulite' diceva Sandro Pertini. E proprio la sua frase campeggiava su un maxischermo alla manifestazione organizzata dall'Italia dei Valori per il ventennale di Tangentopoli: '20 anni da Mani pulite...(e rubano ancora)'. Per Antonio Di Pietro è stata l'occasione di fare un bilancio dell'inchiesta che lo ha reso famoso, ma anche di proporre norme contro la corruzione dopo l'allarme lanciato ieri dalla Corte dei Conti, con un costo stimato di 60 miliardi l'anno. «Dopo vent' anni - ha detto l'ex pm ora leader dell'Idv - la situazione peggiora. Venti anni fa avevamo un Paese malato grave di un tumore grave, la corruzione. Oggi siamo alla metastasi», con reati più difficili da perseguire a causa delle norme che sono state introdotte e difficoltà anche a diagnosticare tanto che «si dice che il tumore è un foruncolone». Ma il tumore c'è. «La corruzione sta dilagando» ha confermato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che ha vissuto gli anni di mani pulite come avvocato. E allora al ministro della Giustizia Paola Severino, che ha chiesto tempo per studiare la materia, Di Pietro propone una serie di provvedimenti da attuare subito, a partire dal divieto di candidare persone condannate perchè «a fare dal consigliere comunale fino al ministro è meglio che vada chi non ha rubato, non chi è pure recidivo». E poi c'è il finanziamento pubblico ai partiti, che dovrebbe essere dato sulla base di spese certificate e controllato dalla Corte dei Conti. Certo approvare queste norme, ha ammesso, è difficile in un Parlamento in conflitto di interessi dove degli eletti «la metà sono imputati e l'altra metà avvocati degli imputati». |














