MILANO - Si aggrava ancora la posizione di Alessandro Amigoni, il vigile che ha ucciso il giovane padre Marcelo Gomez Cortes. L’autopsia ha confermato quanto gli agenti della Scientifica già sospettavano, che il cileno era voltato di spalle quando l’agente di polizia locale ha sparato. Gli esami hanno accertato, inoltre, che l’uomo è stato colpito da un solo proiettile che è entrato dalla scapola ed è uscito trapassando il cuore. Nulla avrebbe potuto strapparlo alla morte.
Ora bisognerà stabilire a che distanza è stato sparato il colpo - da una ventina di metri, sostiene il ghisa - e se sia stato deviato, anche se ai primi accertamenti pare già molto improbabile.
Il vigile, infatti, ha raccontato al pm Roberto Pellicano di aver «sparato verso un terrapieno», che si trovava lì vicino, per spaventare i due fuggitivi. Amigoni ha detto poi di essersi convinto a premere il grilletto dopo aver visto «un revolver a canna corta in mano a uno dei due (non quello ucciso) e, mentre un altro agente gridava ai due di fermarsi, ha sparato mirando all’altezza di una collinetta». Avrebbe specificato di non aver sparato in aria per timore che il proiettile potesse finire chissà dove. Non ha saputo però chiarire la dinamica della traiettoria.
Insomma, il giovane ghisa amante delle armi, vorrebbe credere che il proiettile ha colpito Cortes di rimbalzo, il che allevierebbe la sua posizione, ma appunto gli esperti hanno già raccolto indizi per scartare questa ipotesi.
E quanto alla percezione di pericolo che lo avrebbe pervaso, sono stati proprio i suoi tre colleghi a minimizzare la situazione. Nessuno dei tre, infatti, ha visto un’arma in pugno al fuggitivo e nessuno ha percepito quindi di trovarsi in pericolo. Gli agenti, che pure all’inizio hanno provato ad alleviare la posizione del collega, poi sono crollati di fronte alle domande degli uomini della squadra omicidi, rivelando di essere rimasti loro stessi allibiti dalla reazione avventata del collega. E proprio ieri è anche emerso che l’inseguimento dell’auto dove viaggiava la vittima, auto che non risulta rubata, è scattato solo per una svolta improvvisa: non erano in contromano.
Insomma, il quadro per Amigoni si aggrava e a dare il colpo finale potrebbe essere la testimonianza dell’amico di Cortes. In Questura fanno intendere che potrebbe essere questione di ore.