TORINO - La Juve e gli arbitri, una polemica infinita. Il club bianconero è furibondo, pensa di aver già pagato il conto salato di Calciopoli. «Chiediamo che la parità di trattamento, che stiamo perseguendo in ogni sede, venga applicata sempre in conformità con le regole del giuoco del calcio e della giustizia sportiva e ordinaria» fa sapere Agnelli in una nota che difende le parole di Conte.
I tifosi juventini più attenti citano l’Avvocato, «chi si lamenta è un provinciale», chiedendo alla squadra maggiore determinazione in zona-gol. Ma l’ad Marotta medita di produrre un dossier con l’elenco dei torti subìti. Chiede come è possibile che la Juve sia l’unica squadra ad avere ricevuto un solo rigore a favore dopo 22 giornate. Un modo per sottolineare come il Milan abbia con il Napoli il miglior differenziale tra penalty pro e contro (+5). Cinque partite nel mirino, tre vinte con Parma, Inter e Lecce. I casi più eclatanti sono i due pareggi con Siena e Parma. «Ci mancano quattro punti», grida Conte. Vero: il plateale mani in area di Vergassola e l’evidente fallo di Biabiany su Giaccherini (più ancora di quello subito da Pirlo nel finale) andavano puniti con due rigori decisivi. Ma il maltolto è identico ai regali ricevuti nelle prime 20 giornate.
Quattro pareggi potevano essere altrettante sconfitte, contro Bologna (Pirlo batte una punizione per Vucinic con la palla in movimento), Chievo (contatto Bonucci-Mandelli), Napoli (nel gol Estigarribia c’è un fallo su Maggio) e Cagliari (ai sardi mancano due rigori per i mani di Bonucci e Pirlo). Insomma, torti e favori vanno in pari. E poi tricolore non fa sempre rima con rigore: il Milan campione d’Italia 1993-94 conquistò il titolo senza nemmeno un penalty.