ROMA - «Grazie a Dio, sono i lettori a decidere se un giornale vive o muore. Se Celentano dice che ci occupiamo poco di Dio e troppo di politica, forse semplicemente ha troppo da fare e non ha tempo di leggere 'Avvenire'. Noi ci occupiamo di politica, economia, problemi della società italiana e siamo tra i giornali che più trattano di politica internazionale». Così il direttore del quotidiano «Avvenire», Marco Tarquinio, intervistato da 'Mattino Cinque'.
«Celentano mi ha deluso - ha proseguito Tarquinio - è un personaggio singolare che ci ha abituati a grandi performance coinvolgenti e capaci di unire la gente, invece l'ho visto salire sul palco dell'Ariston con l'idea di una bomba in testa».
Tarquinio torna anche sui motivi che lo hanno spinto a criticare la partecipazione sanremese del cantante e dichiara che «una sola serata di Celentano valeva un anno di lavoro delle sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo, che sono a rischio di chiusura, e il fatto che abbia detto questo, forse, gli ha dato fastidio».
«Mi sono anche permesso di dire - ha concluso - che a me è stato insegnato che la beneficenza si fa lontano dai riflettori e non ostentandolo e sbandierandolo, per cui, se lui vuole dare in beneficenza del denaro, non deve fare un proclama al Paese. Mi auguro che nella seconda apparizione di Celentano sul palco dell'Ariston, ci sia un pò di musica e lui canti».