ROMA - Le invettive di Celentano («Famiglia Cristiana e Avvenire vanno chiusi») nella prima serata di Sanremo, scatenano una raffica di violente reazioni. La Cei è furiosa e il dg Lorenza Lei è costretta a inviare il vicedirettore generale Antonio Marano a coordinare con potere di intervento il lavoro del Festival. Sanremo è commissariato.
«Lorenza Lei ha detto che quanto era avvenuto era grave, e che chiedeva scusa a nome della Rai», racconta il direttore di Famiglia Cristiana Don Antonio Sciortino parlando di una telefonata ricevuta dallo stesso dg. «Ho ribadito che quanto successo era grave perché si usa un mezzo pubblico per fare degli attacchi diretti ai giornali». «Ho visto una sorta di predica fatta utilizzando il servizio pubblico per delle farneticazioni, afferma Tv2000, l’emittente della Cei guidata da Dino Boffo.
«La libertà è sacra, anche quella di Celentano. Però deve essere esercitata con responsabilità e rispetto», interviene il presidente della Rai, Paolo Garimberti, che accusa Celentano di «un’operazione di disinformazione da cui la Rai non può che dissociarsi». «Celentano - accusa il consigliere Rai Giovanna Bianchi Clerici - ha abusato del mezzo pubblico: la responsabilità è di Rai1». Il direttore di Rete Mauro Mazza si difende: «La Rai si è confermata una grande azienda all’insegna della liberalità. Forse Adriano ha solo travalicato i confini del Codice etico della Rai». Poi: «La chiusura dei giornali non s’invoca mai», e garantisce che la Rai «non gli chiederà di non tornare». Dunque, a sabato. Big permettendo, perché anche loro sono furiosi. «Non contiamo una beata fava», tuona Renga. «Con una platea così vasta i big dovrebbero fare un monumento a Celentano», replica il direttore artistico Mazzi. La battuta di Papaleo è chiara: «Com’è stato geniale Celentano ad aver ospitato Sanremo nel suo show».
BOMBA SULLA RAI. Aveva evocato la guerra per introdurre la sua apparizione all'Ariston. E si è abbattuto come una bomba sulla Rai, sul mondo cattolico, sui media. Con il sermone a Sanremo, l'affondo contro Avvenire e Famiglia cristiana, le critiche alla Consulta, l'insulto al critico tv del Corriere della Sera, Adriano Celentano lascia ancora una volta il segno. Il direttore generale della tv pubblica Lorenza Lei commissaria il festival, inviando come 'plenipotenziariò il vicedg Antonio Marano. La Sir, l'agenzia di stampa della Cei, parla di «ignoranza che prende il microfono» e chiede le scuse del cantante. Adriano invece tace, ma è tranquillo e - sviluppi permettendo - pronto a tornare all'Ariston, sicuramente sabato. Il dg vara il commissariamento - decisione senza precedenti - dopo un confronto al vertice con Paolo Garimberti e i consiglieri presenti. Ed è proprio il presidente a condensare l'indignazione dell'azienda: «La libertà è sacra ed è sacra anche quella di Adriano Celentano», ma va «esercitata con responsabilità e rispetto». Da Garimberti e Lei anche le scuse all'Avvenire, a Famiglia Cristiana e al Corsera. Si dissocia con forza anche il direttore di Rai1 Mauro Mazza: «La chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai: sono cose da far venire i brividi lungo la schiena», sottolinea, pur garantendo che la Rai non chiederà a Celentano di «non tornare». Difende, invece, la performance del Molleggiato Gianmarco Mazzi: «Quella sui giornali era una provocazione», dice il direttore artistico, che apprezza «il coraggio di seguire sempre strade non battute». E capitan Gianni Morandi: «Adriano ha fatto un discorso da cattolico osservante».
I media cattolici insorgono, da Avvenire a Tv 2000 a Famiglia cristiana. «Quanto è successo ieri sera è grave perchè si usa un mezzo pubblico per fare degli attacchi diretti ai giornali. Regaleremo a Celentano un abbonamento a Famiglia cristiana», dice il direttore don Antonio Sciortino, mentre il cdr scrive all'artista invitandolo a non essere «così platealmente vendicativo». Il presidente della Fieg Giulio Anselmi bolla come «battuta stupida» l'affondo del cantante contro i giornali. Le polemiche, però, non scuotono Celentano, che aveva messo in conto le reazioni ed è convinto che gli effetti della 'bombà si sedimenteranno. Lo rivedremo sabato, promette anche Morandi, e chissà, anche prima. Marano arriva in serata a Sanremo. Ma la notizia del commissariamento pesa già in mattinata in sala stampa. Mazza prova a minimizzare: «Nei compiti istituzionali di Marano c'è il coordinamento dell'offerta radiotelevisiva, viene a darci una mano». Cita il precedente di Fabrizio Del Noce che si autosospese per Rockpolitik e dice: «Sono al mio posto tranquillo e mi prendo le mie responsabilità». Ma tradisce insofferenza quando invita anche l'azienda a verificare se Celentano, contravvenendo al contratto, abbia travalicato i confini del Codice etico di Viale Mazzini: «A Roma potrebbero decidere anche questo». Del resto, la sua posizione viene esplicitamente chiamata in causa dai consiglieri Antonio Verro e Giovanna Bianchi Clerici.
Ma non c'è solo il caso Celentano. Al boom di ascolti - una media ponderata vicina al 50% - fanno da contraltare le altre defaillance del festival: la debacle della giuria demoscopica, l'ira delle case discografiche per i cantanti ridotti a contorno dello show, la «scurrilità» di Luca e Paolo criticata da Mazza come «pochezza di idee». La 'mission' di Marano sarà proprio questa: nessuna censura, nessuno stravolgimento della linea editoriale del festival già tracciata, bensì la dimostrazione che l'azienda c'è e vuole riprendersi in mano l'organizzazione. Non a caso Mazzi sbotta: «Vediamo con che strumenti arriva il 'commissario'». E perfino Morandi rivendica di avere una sua «autonomia». Soltanto Rocco Papaleo, il 'conduttore tecnico', la rivelazione del festival, alleggerisce il clima e bacchetta i giornalisti: «Io mi sto divertendo. Voi non riuscite proprio a farlo?».