MILLEPROROGHE, INCASSATA LA FIDUCIA.
PROTESTE DELLA LEGA, CAOS AL SENATO

Mercoledì 15 Febbraio 2012 - 18:21

ROMA - Il governo incassa il voto di fiducia sul decreto milleproroghe con 255 sì, 34 no, nessun astenuto. Il provvedimento torna, in terza lettura, alla Camera. La maggioranza che sostiene Monti all' ultimo voto di fiducia al Senato il 22 dicembre era di 257 senatori.

LA PROTESTA DELLA LEGA «È irrispettoso. Il governo spieghi il perchè di questo ritardo», ha tuonato in mattinata dai banchi della Lega il capogruppo del Carroccio al Senato Federico Bricolo. «Le sospensioni a catena non sono positive, ma non è la prima volta che capita», la replica del vicepresidente del Senato Vannino Chiti. I tecnici del governo e di Palazzo Madama erano infatti ancora al lavoro sul maxiemendamento, da qui la sospensione dei lavori.

LAURO (PDL): "NON VOTERÒ" Poco tempo prima, il senatore Raffaele Lauro (Pdl) aveva fatto sapere: «In dissenso dal gruppo, non voterò, se posta, la fiducia a Monti sul decreto proroga termini per due ragioni: la mancata pubblicazione, nei previsti termini di legge, delle dichiarazioni, patrimoniali e fiscali, dei membri del governo, come mi era stato formalmente assicurato, in commissione, dal ministro Patroni Griffi; la presenza nel decreto, uscito dalle commissioni, di norme che incentivano ulteriormente, ed irresponsabilmente, il gioco d'azzardo in Italia». «L'ulteriore proroga, a martedì prossimo, oltre i termini di legge, concessa dal premier Monti ai membri del governo, nonchè ai loro familiari e conviventi, per la pubblicazione delle dichiarazioni, patrimoniali e fiscali, sfida ormai - sostiene Lauro - il ridicolo e conferma i dubbi sull'opacità delle condotte fiscali di alcuni ministri. Questa operazione trasparenza avrebbe dovuto essere realizzata lo stesso giorno dell'insediamento, come da me richiesto con un'interrogazione del novembre 2011».

LA DECISIONE DELLA PRESIDENZA In mattinata, quattro emendamenti al decreto Milleproroghe, approvati nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, erano stati definiti «improponibili» dalla presidenza di Palazzo Madama e dunque la seduta dell'Aula che ha all'esame il provvedimento era stata ancora sospesa. Le misure su cui è caduta la scure dell'ammissibilità della presidenza del Senato sono di diverso rilievo: si va dalle risorse per la manutenzione del Duomo di Milano, alle misure legate alle rappresentanze diplomatiche, passando per alcuni aggiustamenti in seguito alla soppressione dell'Ice e per un pacchetto di norme che riguardano il personale di diverse strutture (dall'Agenzia delle Entrate alla scuola con tanto di sblocco dei tirocini formativi per gli insegnanti).