MILANO - Sanremo in tilt. Fin dalla prima sera. Ieri il Festival ha subito un ko tecnico via l’altro che non farà altro che gonfiare il soufflé delle polemiche e degli ascolti. I guai sono cominciati già ieri nel pomeriggio quando la bella modella Ivana Mrazova è stata costretta a rinunciare alla prima serata accanto a Morandi per un torcicollo che l’ha resa immobile (al suo posto sono state richiamate Elisabetta Canalis e Belén Rodriguez). I guai sono proseguiti dopo l’esibizione di Samuele Bersani (seconda canzone in gara): il sistema di votazione si è infatti bloccato costringendo i giurati a votare su fogli di carta e non attraverso un sistema digitale più certo e attendibile. «Quest’anno succede di tutto - ha commentato teso Morandi, cercando di riempire il vuoto chiamando accanto a sé uno spaesato Rocco Papaleo.
I guai naturalmente sono esplosi sotto le bombe di Adriano Celentano. Sono le 22.19: sirene, esplosioni, fiamme e immagini di bombardamenti introducono un Molleggiato in assetto di guerra. Le sue parole sono pesantissime e rivolte contro la Chiesa e a: «Giornali inutili come Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente, perché si occupano di politica anziché di Dio». Quanto a preti e frati, il Molleggiato ha aggiunto: «Non parlano mai del Paradiso, come a dare l’impressione che l’uomo sia nato solo per morire, ma le cose non stanno così. Siamo nati per vivere, ma che cazzo di vita è questa, con lo spread, l’economia, le guerre?».
Nella performance di Celentano ce n’è anche per la Consulta che ha bocciato i referendum abrogativi della legge elettorale: «Sono state raccolte un milione duecento mila firme che la Consulta ha buttato nel cestino. Si è tolta la parola ai cittadini». E dopo un sermone durato un’ora intervallato da alcune canzoni, il Molleggiato si è congedato da un Sanremo in stato di shock.
Il Festival è iniziato sotto le parole politicamente scorrette di Luca e Paolo: «O Signore, te lo chiedo inginocchiato, fa che torni quel pelato (Berlusconi, ndr), noi comici siamo spaesati». In attesa delle polemiche di questa mattina.
MAZZA: CHIUSURA GIORNALI NON SI INVOCA MAI «La chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai: sono cose brutte e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena». Il direttore di Rai1 Mauro Mazza, intervistato dal Tg1, prende le distanze dall'intervento di Adriano Celentano, che ieri a Sanremo ha auspicato la chiusura di Avvenire e Famiglia cristiana.
«Se fossimo di fronte a un filosofo contemporaneo, come Sgalambro o Cacciari - ha detto Mazza rispondendo alle domande di Vincenzo Mollica - potremmo discutere, contrastare. Ma la chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai. Sono cose brutte, e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena». «Celentano - ha sottolineato ancora il direttore di Rai1 - è un grande cantante, ma un pessimo telecomunicatore. Sappiamo però chi ci mettiamo in casa: se si prende Celentano, lo si prende con il fiocco, tutto compreso».
CHIUDETE AVVENIRE E FAMIGLIA CRISTIANA. «Giornali come 'Avvenire? e 'Famiglia Cristiana" andrebbero chiusi». Il primo monologo di Adriano Celentano al Teatro Ariston è di quelli che farà discutere per giorni. Da cattolico dubitante, Adriano se la prende con una parte della Chiesa e dei giornali che amministra (e che lo hanno attaccato per la sua decisione di dare il cachet in beneficenza). Annunciato da un vero e proprio scenario di guerra con esplosioni, bombardamenti, che mescolano scene ed effetti speciali fuori e dento il teatro Ariston con immagini di repertorio. Poi sulle note dell'incipit di 'Facciamo finta che sia verò, scavalcando le comparse che simulano morti e feriti, entra lui, Adriano Celentano. Ed attacca subito duro: «Se c'è una cosa che non sopporto dei preti e anche dei frati e che non parlano mai della cosa piu importante e cioè del motivio per cui siamo nati, del cammino verso il traguardo, insomma non parlano mai del paradiso. Non siamo nati per morire. Devono dirlo. Sennò la gente pensa che la vita sia quella che stiamo vivendo adesso: la guerra, lo spread. Ma che cazzo di vita è questa?». Poi l'attacco al quotidiano della Cei e al settimanale dei Paolini; l'esecuzione del brano 'Il forestiero' e l'ingresso di Elisabetta Canalis in veste di samaritana che alla domanda di Celentano risponde di chiamarsi Italia.
LA REPLICA «Se l'è presa con i preti e con i frati (tutti tranne uno) che non parlano del Paradiso. E se l'è presa con Avvenire e Famiglia Cristiana che vanno chiusi. Tutto questo, perchè abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America) e farle funzionare per un anno intero. Dunque, andiamo chiusi anche noi». Così il direttore dell'Avvenire, Marco Tarquinio, replica alle parole di Celentano all'Ariston dal sito del quotidiano. «Buona idea: così a tutti questi poveracci, tramite il Comune competente, potrà elargire le sue prossime briciole di cachet. Davvero un bello spettacolo. Bravo. Viva Sanremo e viva la Rai», e Tarquinio aggiunge: «P.S. Naturalmente, caro Celentano, continueremo a parlare e far parlare di Dio, degli uomini e delle donne di questo mondo. Soprattutto di quelli che in tv non ci vanno mai, neanche gratis».
POPOLO E REFERENDUM Il Celentano predicatore politico ha avuto un bersaglio preciso nella sua prima performance a Sanremo 2012 nella Consulta, colpevole di aver bocciato i referendum abrogativi della legge elettorale: «Di Pietro, Parisi, Segni hanno raccolto un milione duecento mila firme che la Consulta ha buttato nel cestino. C'è qualcosa che non va: o è la Consulta che sbaglia o bisogna cambiare vocabolario». Prima il Molleggiato aveva convocato come maitre Rocco Papaleo proprio per fargli leggere che «la Costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita un potere pieno e indipendente». Al duetto si è unito Gianni Morandi: «Bocciando il referendum la Consulta ha tolto la parola ai cittadini». Il discorso è poi passato sulla Rai: Celentano si rivolge al direttore generale della Rai, Lorenza Lei: «Guardi che con queste cose che ha detto Morandi sulla Consulta io non c'entro niente, le ha dette lui». E Morandi: «È vero, le ha scritte lui ma le ho dette io». Poi Adriano scherza sul cognome del dg: «Ho capito perchè si chiama Lei, perchè vuole mantenere le distanze: anche con Michele Santoro... l'ha distanziato mica male». E Morandi commenta: «Anche lì non è stata una cosa molto bella». Celentano non si fa scappare l'assist: «Non dirai mica che la Rai censura?». A fare da contraltare alle affermazioni di Celentano, Morandi e Papaleo, spunta Pupo, coinvolto in una gag-alterco. Il cantante, seduto in platea si finge offeso. Sale sul palco e si lamenta delle affermazioni di Celentano e Morandi. Il tutto finisce con Adriano che canta il rock'n'roll 'Hot Dog Buddy Buddy' di Bill Haley e gli altri tre che ballano alla Blues Brothers dietro. Tra gli altri brani cantanti da Adriano nell'ora di spettacolo che l'ha visto protagonista anche 'Il Forestierò, 'You are my sunshinè, 'Facciamo finta che sia verò e 'Prisencolinensinainciusol'
AL WEB NON PIACE CELENTANO Adriano Celentano interviene col suo atteso monologo a Sanremo e la rete si riempie subito dei primi commenti a caldo, quasi tutti critici verso le parole e la figura dell'ex Molleggiato. Noioso, lento, troppo lungo: questi i giudizi principali che compaiono sul social network Twitter pochi minuti dopo la performance di Celentano, durata quasi un'ora. «Non mi annoiavo così dalle lezioni sull'Ariosto», scrive Marta. «Credevo non ci fosse spettacolo più noioso del mio libro di anatomia», è il commento di Fabiola. E tanti i tweet che 'inneggiano' concordi alla pubblicità: «Mai stato così felice per la pubblicità», «non avrei mai pensato di dirlo, ma menomale che c'è la pubblicità». Accoglienza mista all'attacco di Celentano ad Avvenire e Famiglia Cristiana: c'è chi ne apprezza la schiettezza («Finalmente qualcuno che dice chiaramente quanto siano inutili»), ma anche chi proprio non ci sta («Prima di parlarne si sciacqui la bocca. Poi se li legga», «Il teologo Celentano lasci in pace Avvenire e Famiglia Cristiana: legga Topolino»). Non piace particolarmente nemmeno la critica dell'artista alla bocciatura del referendum sulla legge elettorale da parte della Corte costituzionale: «Attacco pieno di inesattezza», lo definisce Francesco; «Disinformazione e populismo», secondo Roberto. E c'è anche un pizzico di nostalgia per un Adriano diverso: «Non ci posso credere che è la stessa persona che cantava Azzurro», commenta Luigi; «Continuo a preferire il Celentano cantante rispetto al Celentano profeta», scrive Igor; «Per me l'apice della sua carriera è stato interpretare la scimmia di Bingo Bongo, ironizza Monica. Giudizi negativi arrivano anche dal mondo della musica: »Ma non era una manifestazione canora?«, si chiede Enrico Ruggeri sul suo profilo Twitter. E poi: »Sono imbarazzato come operatore dello spettacolo e dispiaciuto per i miei colleghi che stanno aspettando la fine di questo delirio. Sono le 23.20 e hanno cantato in 6: è una sconfitta per la discografia e per la musica«. »'Na poracciata«, è la bocciatura in romanesco di Fiorella Mannoia. E Francesco Facchinetti twitta: »Mio padre mi chiama e mi dice: 'ma siamo a scherzi a parte?«. Più ironico il commento di Leonardo Pieraccioni: »Celentano è come i giochi a Gardaland: prima di arrivare alla canzone devi fare 35 minuti di fila«. Taglia corto Gerry Scotti, sempre su Twitter. »Non abbiamo bisogno di vedere questo. Punto«.