ROMA - "Sono schifata dal mondo. La truffa che io e il mio compagno abbiamo subìto è tutta colpa della nostra ingenuità. Non mi fiderò più di nessuno, in futuro non mi muoverò con i piedi di piombo ma con una corazza a prova di bomba". Barbara De Rossi ed il compagno Anthony Manfredonia sono stati truffati: "Da tempo - ha raccontato l'attrice a "DiPiù" - avevamo deciso di vendere la Porsche del mio compagno. Un'auto vecchiotta ma ancora ben tenuta. Prezzo: diecimila euro, meno di venti milioni di lire. Abbiamo fatto annunci sui giornali, su Internet. Poi, un giorno, Anthony porta la sua macchina all' auto lavaggio. E lo avvicina un ragazzino di dodici, tredici. anni: "Bella la sua auto, per caso vuole venderla? Sa, io ho uno zio, proprietario di una concessionaria, che potrebbe trovarle subito un acquirente", gli dice. Ad Anthony non è parso vero . Ha pensato: "Guarda a volte il destino. Sono giorni che aspetto telefonate per la mia Porsche, poi vado a farla lavare e subito trovo chi è interessato ad acquistarla?".
L'accordo sembra buono e la De Rossi decide di servirsi di loro anche per dare via l'altra auto di famiglia: "Eravamo così tranquilli di essere in buone mani che, una sera, ho detto a Anthony: "Sai che cosa potremmo fare? Potremmo chiedere a quei due di vendere anche la mia Mercedes ML, senza mettere annunci sul giornale". Prezzo richiesto: trentaseimila euro, poco meno di settanta milioni di lire. Abbiamo telefonato e loro sono venuti a vedere la mia auto con un complice: fingeva di essere interessato all' acquisto e mi ha subito detto. "Sa, ho il problema di farla vedere a mia moglie, prima di comprarla. L'auto è per lei". Ho risposto: "Guardi, glielo permetterei pure, ma, volendola vendere, la macchina è in giardino senza assicurazione". "Non si preoccupi", ha replicato uno dei complici. "Abbiamo con noi le targhe di prova"...". I proprietari delle concessionarie però non si fanno più sentire e per la coppia iniziano le preoccupazioni: "Decidiamo di toglierei lo scrupolo e andiamo a Pomezia, una cittadina alle porte di Roma, nella sede principale della concessionaria. Solo che, all'indirizzo riportato sulla carta intestata, non esisteva alcun autosalone. I sospetti diventano certezza quando ci precipitiamo, con il cuore in gola, all'altra sede sulla via Aurelia. Altra sede fantasma. Capiamo allora di essere stati raggirati. E per quanto riguarda la mia auto, al danno si sarebbe aggiunta la beffa. Dovevo finire ancora di pagarla e se l'avessero fatta sparire spedendola all' estero, avrei continuato a versare le rate, perché in questi casi l'assicurazione non copre il furto".
Si recano alla polizia dove scoprono che i due sono truffatori noti e con le forze dell'ordine organizzano n "piano": "Anthony ha telefonato a uno dei due complici facendo notare che erano già trascorsi dieci giorni e che l'acquirente non aveva ancora acquistato la sua auto. E chiedeva per questo un appuntamento chiarificatore. Ero presente anch'io alla telefonata. Il mio compagno ha recitato, come un grande attore consumato, la parte della persona spazientita ma non sospettosa. Ci hanno dato un appuntamento a casa nostra per il giorno dopo, dicendo che avevano pronti gli assegni dei due acquirenti. Abbiamo così informato la polizia, che sarebbe intervenuta al momento della consegna del denaro". I malviventi sono stati arrestati, ma la Porsche di Anthony non è stata ritrovata: "lo ho recuperato la mia auto, mentre Anthony no. La sua Porsche ormai è "volata" in chissà quale mercato illegale. Quando siamo tornati al commissariato per redigere il verbale, io sono scoppiata in lacrime. Tremavo come una foglia. Lo stress di quei giorni mi aveva messo in ginocchio. Anthony, invece, era una furia: schiumava rabbia"