BERLINO - Poliziotti sotto effetto di droga, violenti e brutali, che torturano ferocemente decine di ragazzi inermi: l’Italia impressiona il Festival di Berlino portando in scena il lato più oscuro delle divise con due film, Diaz e The Summit, ambientati durante il G8 di Genova del 2001.
In attesa del documentario The Summit, alla Berlinale domani e costruito sulla base dei video amatoriali dei manifestanti, ieri il festival ha accolto con un gelido silenzio i 127 minuti di Diaz di Daniele Vicari, nei cinema dal 13 aprile. Poca la stampa straniera in sala, sotto choc quella italiana per la crudezza con cui Diaz racconta la notte in cui «è avvenuta la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale – ha detto il regista - dopo la seconda guerra mondiale». Cinquanta i litri di sangue utilizzati nelle sequenze più violente, la «macelleria messicana» nella scuola e le torture nella caserma di Bolzaneto, così realistiche da provocare l’indignazione di alcuni cronisti stranieri: «Capisco che il film sia disturbante – ha detto Vicari – ma quello che è successo andava raccontato. È stato talmente orribile da mettere in discussione i principi democratici dell’Europa intera, perché è accaduto sotto gli occhi di tutti e nessuno è intervenuto». Nel film anche Claudio Santamaria, nei panni del poliziotto che fermò (troppo tardi) il massacro nella scuola: «Non lo considero un eroe, ma un uomo che ha fatto il suo dovere. Ai manifestanti sarebbe bastato chiedere i documenti». E se i fatti, assicura la sceneggiatrice, «sono stati ricavati dagli atti e dalle testimonianze dei processi», i nomi dei protagonisti sono di pura fantasia «come richiesto – ha detto il produttore Domenico Procacci – dalle famiglie dei ragazzi».
Nessuna reazione ufficiale, per il momento, è arrivata ai produttori dalla Polizia: «Gli abbiamo dato il copione sperando in una reazione. Ma non arriverà mai».