LOS ANGELES - «Stiamo lavorando duro per arrivare al massimo obiettivo. Stiamo lavorando per trovare equilibrio. In difesa le cose cominciano a funzionare ma è ancora troppo facile, in attacco, cercare Kobe e sperare che lui risolva tutto». Ettore Messina, da quest'anno assistente allenatore di Mike Brown sulla panchina Los Angeles Lakers, rilancia a Radio 24 le ambizioni dei gialloviola nella corsa al titolo Nba. «Credo che a Est la finale sarà tra Miami e Chicago. A Ovest vedo Oklahoma e punto forte su di noi», dice il coach nell'intervista che andrà in onda integralmente domenica nella nella trasmissione 'A Bordocampo' dalle 14.30.
«In difesa abbiamo messo a punto i giusti automatismi, ma in attacco dobbiamo imparare a sfruttare anche Bynum e Pau Gasol, senza affidarci solo all'immenso talento di Kobe Bryant», dice prima di soffermarsi proprio sul fuoriclasse. «Bryant? Persona interessantissima. Professionalità e cura del dettaglio immense, ma anche senso dell'umorismo. Ogni tanto poi ci facciamo due chiacchiere in italiano, che male non fa...», dice.
Menzione speciale anche per Gasol: «Giocatore e talento straordinari. E persona di altrettanto grande autocontrollo. Non perde mai la calma e la lucidità. Un campione assoluto». Dalla California, Messina non perde d'occhio il basket nostrano e in particolare la Nazionale del ct Simone Pianigiani. «Per certi aspetti, assomiglia un pò ai miei Lakers», dice il coach. «Noi con Kobe, Bynum e Gasol, l'Italia con Gallinari, Belinelli e Bargnani. Oltre ai tre big però serve la squadra, servono i giovani, serve il gruppo e l'equilibrio. In Italia ci sono dei giovanissimi talenti. Speriamo crescano in fretta».
La pattuglia tricolore nella Nba comprende 3 giocatori. «Marco Belinelli è quello che conosco meno, ma anche quello che ammiro di più», dice Messina riferendosi alla guardia dei New Orleans Hornets. «La caparbietà e la determinazione con cui Belinelli sta lottando per trovare il proprio spazio e la propria dimensione nella Nba, pur in una franchigia che fatica a raggiungere buoni risultati. Per Marco - continua- sarebbe facile tornare in Europa per monetizzare con un ricco ingaggio l'esperienza fatta finora in America. Ma proprio la sua grinta e la sua voglia ne fanno un esempio per tutti quei giocatori che, pur dotati di talento, non accettano di rimettersi in gioco sui parquet Nba».
Danilo Gallinari è finito k.o. per un infortunio che ha interrotto la splendida annata dell'ala dei Nuggets: «Denver di recente ci ha battuto, e il giorno dopo la nostra riunione tecnica è stata dedicata proprio ai danni che ci aveva fatto il Gallo. Nei Nuggets ha trovato spazio e fiducia, e il gioco di Karl gli si adatta perfettamente. Crescerà ancora». A Toronto, invece, la superstar è Andrea Bargnani. Il 'mago', bloccato da un infortunio muscolare, è il top scorer dei canadesi, ma affronta un'altra stagione con scarse ambizioni. Dal punto di vista attitudinale può essere un limite? «Forse sì, ma è anche l'occasione per consolidarsi ad alto livello. Il resto poi lo farà il mercato: magari Toronto costruirà di nuovo una buona squadra; oppure Andrea, che pure ha un ingaggio significativo, potrebbe puntare a entrare in uno scambio per passare in un top team».
Qual è l'immagine del basket italiano degli States? «Non siamo più un campionato al centro dell'attenzione come negli anni Ottanta o Novanta - spiega Messina - ma certo quello che le nostre squadre, soprattutto Siena, riescono a fare nell'Eurolega è noto,conosciuto e analizzato. Ormai per la pallacanestro europea c'è grande interesse anche qui». «Ammiro molto Siena, ma certo un campionato più equilibrato è più interessante - sottolinea Messina - E poi per crescere come popolarità servono risultati internazionali e l'attenzione dei media. Altrimenti non si va da nessuna parte».