SILVESTRI: "HO DETTO BASTA AI COMIZI
POLITICI". DA DOMANI IN TOUR

Lunedì 06 Febbraio 2012 - 09:20

ROMA - Daniele Silvestri, prima di pubblicare «S.C.O.T.C.H»., sembrava fermo, cosa le stava succedendo?
«Non mancava tanto perché maturassi l’idea di cambiare mestiere per vari motivi, anche personali. Scrivevo molto, però avevo la sensazione che non erano canzoni che potevo condividere».
Una specie di forma depressiva?
«No, quello che avevo da dire mi sembrava sempre più da comizio politico, non da pubblicare su un disco. Erano singole battaglie che con la musica e la poesia c’entravano solo nel senso dell’impegno».
La frequentazione in tv con Fazio e Saviano l’ha incoraggiata?
«Sì, ma non perché furono loro che mi costrinsero, tra virgolette, a interpretare Io non mi sento italiano di Gaber, quanto perché l’intento comune ero quello di fare narrazione, di lavorare su altri ritmi, su un flusso di idee che ancora continua a stimolare nuovi processi creativi in me».
E’ in una fase positiva, per questo ha deciso di tornare sul palco?
«Positiva perché l’ultimo disco è coinciso con passaggi importanti, parlo della giornata in favore di Pisapia prima delle elezioni a Milano, del Santoro day a Bologna. Io c’ero».
E continua ora, su due binari...
«Già, riprendo il tour di S.C.O.T.C.H. e il 7 inauguro uno spettacolo di teatro canzone con il collega e amico Pino Marino. Il meccanismo è molto semplice, è come una prova aperta, con imprevisti, stop, irruzioni inattese. Noi ci muoviamo come se il pubblico non fosse in sala».
Ci sono ruoli ben definiti?
«Io porto avanti la parte musicale e Pino un po’ più quella teatrale, lui ha talento per l’improvvisazione con le parole, l’inventiva, l’utilizzo dei vocaboli, il testo. Però ci scambiamo, non ci sono certezze».
Allora niente Sanremo, neanche da telespettatore?
«No, peccato, perché qualcosa di interessante si vede sempre al festival - oltre lo spettacolo, l’intrattenimento - specie nei giovani. Anche se il festival non sarà mai il palco delle ultime avanguardie nazionali».
Anche lei paralizzato dalla neve di questi giorni?
«Ero nelle Marche per il concerto zero di questo show in duo, però è tutto saltato».
Allora ha perso la polemica a Roma tra il sindaco e la protezione civile.
«Se fosse vero che il sindaco giovedì avrebbe detto di poter fare a meno della protezione civile, non c’è molto da discutere. Neanche l’uomo più arrogante sarebbe così poco lungimirante. Però non so se fidarmi della protezione civile, chissà...».
Segue i movimenti i protesta giovanili dell’ultima ora?
«Sì, con curiosità, come Occupy Wall Street, e mi convincono. Le nuove generazioni non hanno niente da perdere, e mi pare un terreno fertile su cui concimare idee e novità per il futuro». (ass)