ROMA - «Massacrava di botte mia figlia: è un violento. Un padre padrone. Sabato mattina ha afferrato il bambino di peso e lo ha gettato a terra nella neve davanti al portone di casa. Ho provato a fermarlo. E lui mi ha rotto un dito. Dopodiché è scappato col bambino, io l’ho rincorso ma lui è arrivato sul lungotevere e lo ha appoggiato sul muretto. Poi lo ha spinto giù....». Queste le parole pronunciate ieri da Rita Maccarelli, nonna del piccolo Claudio, il bimbo di 15 mesi gettato all’alba nel fiume dal padre all’altezza di ponte Mazzini, in un raptus di lucida follia.
Quando la tragedia si è consumata Claudia, mamma del bambino, si trovava in ospedale e tutt’oggi è ancora ricoverata, ignara della tragedia. E’ una donna malata gravemente di anoressia: ma, stando alle parole di sua madre, veniva spesso picchiata da quell’uomo che ora ha distrutto definitivamente la sua vita. Ora l’omicida (Patrizio Franceschelli, pregiudicato per droga di 26 anni) è in carcere e la nonna di Claudio ha il terrore che possa uscire presto, magari con l’aiuto di qualche perizia di comodo.
«Patrizio non è un pazzo, come si definisce. È un padre padrone. Adesso Claudia è in ospedale non solo perché è anoressica ma anche per le botte che lui gli dava. Qualche giorno fa si è presentata a casa mia, era sconvolta, non riconosceva le persone... Quando siamo rimaste sole io e lei, le ho chiesto perché avesse una ferita al braccio e lei mi ha detto che si era fatta male perché Patrizio voleva gettarsi dal balcone e lei lo aveva fermato. Ma io ho guardato bene quella ferita: ed era stata fatta dalla punta di un coltello», sono ancora le parole della signora Maccarelli, che è dovuta andare al pronto soccorso per quel dito che le ha rotto Franceschelli durante il disperato tentativo della donna di strappargli dalle braccia il bambino. Fatto sta che la mamma del piccolo non aveva mai denunciato il suo compagno. Col quale viveva un rapporto di amore-odio. «Lui (Patrizio, ndr) – spiega ancora la signora Rita - aveva perso il padre, non aveva una famiglia. Qui da noi l’aveva trovata. Adesso ho paura per mia figlia, perché lui ha scritto un messaggio che dice con Claudio e Claudia la fine del mondo. Non voglio che esca dal carcere».
SI CERCA IL BAMBINO Sono riprese questa mattina le ricerche nel Tevere per ritrovare il piccolo Claudio, il bimbo di 16 mesi lanciato dal papà, un 26enne con piccoli precedenti, all'altezza di ponte Mazzini. I soccorritori temono però che il corpicino sia stato portato dalla corrente oltre le chiuse, fino alla foce. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, l'uomo, mentre compiva l'insano gesto che ha sconvolto la Capitale, gridava: "Sono Dio, sono Dio". L'uomo, Patrizio Franceschelli. non sarebbe un tossicodipendente, ha solo ammesso di aver fumato qualche volta degli spinelli.
Franceschelli, dopo una lite con la compagna l'altra notte, aveva sottratto il piccolo alla zia e alla nonna alle quali era affidato ed è uscito da casa, in via degli Orti d'Alibert a Trastevere. Intorno alle 6.30, lo ha poi lanciato nel fiume sotto gli occhi increduli di una guardia giurata che ha fatto scattare l'allarme.
La compagna è ricoverata in ospedale e la coppia litigava spesso per affidamento del figlio. Alla fine ha confessato ai carabinieri: «L'ho gettato io nel Tevere». ha ammesso l'uomo prima di chiudersi nel silenzio.
Al volo atroce hanno assistito due testimoni: Francesco Atzeni, un agente di custodia di 43 anni, che non è riuscito a fermare l’uomo, e la zia del bambino. Una giovane donna incinta. Colta da malore, è stata ricoverata in ospedale sotto shock. La mamma del piccolo non sa ancora niente. Da qualche giorno è ricoverata in un ospedale romano per una grave forma di depressione. Aveva affidato suo figlio alla madre e alla sorella raccomandandosi di tenerlo lontano da «lui».
Come spiegare un gesto così terrificante? Una vendetta per punire l’ex convivente che lo aveva lasciato per tornarsene a vivere con la madre a Trastevere? Per quanto assurda, è questa l’ipotesi più probabile.
La prima chiamata al 112 l’aveva fatta la zia del piccolo Claudio alle 6.18 per segnalare quella che all’inizio sembrava solo una lite banale. Il padre si era presentato in via degli Orti di Alibert urlando e chiedendo che gli venisse ridato Claudio. «É mio figlio, lo rivoglio». La nonna del bimbo ha tentato di opporre resistenza ma l’uomo non si è fermato davanti a niente. È stata aggredita, ha riportato la distorsione a un dito del piede e una sospetta frattura al braccio. I medici dell’ospedale Santo Spirito l’hanno giudicata guaribile in 30 giorni. Dopo la colluttazione con l’anziana donna, il padre è entrato dentro casa e ha svegliato il figlioletto che stava dormendo portandoselo via per l’ultima passeggiata.